Desireè Piovanelli, scoperta choc: spunta il DNA di “Ignoto 1”

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Desirée Piovanelli
Desirée Piovanelli (foto dal web)

Potrebbe arrivare una riapertura delle indagini nel caso di Desireè Piovanelli, la giovane 14enne uccisa nel 2002 all’interno di una cascina di Leno (Brescia). Sul giubbino della ragazza è stata ritrovata una traccia biologica che non appartiene agli uomini già indagati e condannati per la commissione del delitto, la quale fino ad ora non era mai stata considerata.

Il caso sull’uccisione della giovane Desireè Piovanelli potrebbe riaprirsi. Il padre della giovane, attraverso i suoi legali, ha chiesto alla Procura di Brescia di analizzare delle tracce di Dna rinvenute sul giubbino della figlia, fino ad ora non prese in considerazione, che non appartiene a nessuno dei soggetti incriminati per la morte della figlia. Il padre di Desireè, infatti, continua a sostenere la sua tesi: il mandante dell’omicidio della figlia sarebbe qualcuno legato al mondo della pedofilia.

Il Dna ritrovato sul giubbino di Desirèe Piovanelli: appartiene ad un ignoto

Come riportato dal Giornale di Brescia, il Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma, è sempre stato certo che il Dna ritrovato sul giubbino della ragazza nella parte che andava tra il gomito ed il costato fosse “riconducibile a un soggetto di sesso maschile diverso dagli indagati”. Questo rilievo era stato effettuato da parte dei RIS già 17 anni fa, per questo motivo il padre di Desirèe, Maurizio Piovanelli ha dichiarato “Spero che questa traccia possa portare alla verità. Anche se ancora oggi non so perché non sia stata analizzata all’epoca. Ora mi auguro che la Procura cerchi questo soggetto ignoto”.

Si starebbe intravedendo quindi la presenza nel caso di un “Ignoto 1″, come era accaduto nel caso della giovane Yara Gambirasio. Un soggetto di cui si hanno tracce biologiche, ma di cui non si conosce l’identità.

Le condanne per la morte di Desirèe e la richiesta di riapertura del processo

Era il 28 settembre del 2002 quando Desirée venne attirata con l’inganno nel casolare abbandonato in cui venne uccisa a Leno, comune nella provincia di Brescia. A tendere la trappola fu un suo compagno di classe Nicola Bertocchi: il ragazzo le disse di seguirlo all’interno di un casolare dove aveva trovato per caso una cucciolata di tre gattini. La ragazza, di animo gentile, accettò di seguirlo ignara di ciò che le sarebbe accaduto. Ad attenderla, infatti, trovò altri due minori ed un adulto. I due coetanei di Desirée si chiamavano Nicola Vavassori (Nico) e Mattia Franco (Bibo), l’adulto era invece Giovanni Erra. Quest’ultimo non era uno sconosciuto per la giovane 14enne, l’uomo era infatti un suo vicino di casa presso cui Desirée si era più volte recata per accudirne il figlio. La giovane non appena entrata nella cascina ebbe poco tempo per realizzare quanto stesse accadendo: dopo un primo momento di colluttazione la giovane venne accoltellata all’addome e poi colpita ripetutamente con un fendente, fino a morire per le ferite riportate, finendo quasi decapitata.

Per l’omicidio della giovane Desireè Piovanelli sono stati condannati i tre minorenni e l’adulto Giovanni Erra. Quest’ultimo, che dovrà scontare 30 anni di reclusione, non molto tempo fa ha fatto sapere dal carcere di Bollate in cui si trova detenuto di voler far riaprire il processo e di star lavorando insieme ai propri legali per giungere ad una revisione.

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