Tra Honda e Ducati ora è guerra totale. E non soltanto sulle piste

La Ducati di Andrea Dovizioso e la Honda di Jorge Lorenzo alla prova di partenza del Gran Premio d'Argentina di MotoGP 2019 (Foto Red Bull)
La Ducati di Andrea Dovizioso e la Honda di Jorge Lorenzo alla prova di partenza del Gran Premio d’Argentina di MotoGP 2019 (Foto Red Bull)

MotoGP | Tra Honda e Ducati ora è guerra totale. E non soltanto sulle piste

In pista, lo scontro tra Ducati e Honda è ripreso ieri, nelle prove libere del Gran Premio d’Argentina, esattamente dove lo avevamo lasciato tre settimane fa. Cambia lo scenario, dal tracciato amico di Losail a quello teoricamente sfavorevole di Termas de Rio Hondo, ma Andrea Dovizioso continua a comandare, anche al venerdì in mezzo alle pampas. Marc Marquez si accontenta dell’ottavo posto, ma con un potenziale molto superiore: non si è infatti nemmeno scomodato a montare le gomme nuove sul finale e, in simulazione gara, ha messo in mostra un bilanciamento complessivamente migliore rispetto a quello della Desmosedici GP.

Fuori dal circuito, però, la guerra totale tra le due Case che si contendono il titolo mondiale della MotoGP non si è realmente mai interrotta. Una guerra combattuta soprattutto a colpi di carte bollate e di polemiche politiche, cominciata il giorno dopo il trionfo di Dovizioso all’esordio stagionale in Qatar. La storia l’avete seguita tutti. I giapponesi hanno colto al volo la palla alzata dalla Aprilia, presentando ricorso contro il cucchiaio piazzato sotto al forcellone della Ducati, accusato di avere funzioni aerodinamiche, espressamente proibite dal regolamento; gli italiani si sono difesi sostenendo che la loro appendice aveva solo un effetto di raffreddamento della gomma posteriore, e la corte d’appello federale ha dato loro ragione.

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La provocazione della Honda

Ma la Honda non è abituata a prendere a cuor leggero le sconfitte, e anche quelle in tribunale non fanno certo eccezione. Così, piuttosto che rispondere a suon di piccate dichiarazioni davanti ai microfoni dei giornalisti, il marchio alato ha preferito mettere in atto un gesto plateale già nel corso del weekend argentino. È andata così: al giovedì gli ingegneri di Tokyo hanno presentato al direttore tecnico della MotoGP, Danny Aldridge, il progetto di una pinna del tutto simile a quella della Ducati, per ottenerne l’omologazione. Ma hanno corredato la loro richiesta con una dichiarazione inequivocabile: lo spoiler è stato disegnato per aumentare il carico aerodinamico. Di fronte a queste parole, che palesavano un intento chiaramente in contrasto con le regole tecniche, Aldridge non ha potuto far altro che bocciare la soluzione della Honda.

Ventiquattr’ore dopo, la Casa del Sol Levante ha ripresentato lo stesso identico progetto, ma con una dichiarazione diversa: stavolta la sua destinazione d’uso è stata giustificata con la volontà di aumentare la rigidezza del forcellone. E Aldridge, come previsto, ha omologato il pezzo, che già dal prossimo Gran Premio delle Americhe dovrebbe comparire sulle moto clienti del team di Lucio Cecchinello. È fin troppo evidente che dietro a questo balletto inscenato dalla Honda si nascondesse una violenta critica all’indirizzo della Federazione motociclistica internazionale. Accusata indirettamente di non disporre di strumenti scientifici di controllo per valutare la regolarità di una soluzione tecnica, ma di fidarsi sulla parola delle dichiarazioni delle squadre.

La MotoGP rischia grosso

Probabilmente i nipponici hanno ragione, e la Federazione dovrebbe reagire modificando le sue procedure, in modo da garantire una maggiore equità nell’applicazione delle leggi. Quello che ci chiediamo è se la strada scelta da Tokyo, una strada che porta al conflitto aperto non solo con Borgo Panigale, ma anche con gli organizzatori stessi del campionato, sia quella più giusta. E soprattutto quella che farà bene al futuro del motociclismo. Perché gli appassionati sono i primi a voler assistere ad un duello all’ultimo sangue tra Honda e Ducati. Ma sull’asfalto, non nelle aule di giustizia.

Fabrizio Corgnati