Yara Gambirasio: ecco come è stata uccisa la piccola 13enne

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Yara Gambirasio
Yara Gambirasio (foto dal web)

Il consulente della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, Ezio Denti ha rilasciato alcune dichiarazioni affermando che la difesa ha degli elementi per poter far riaprire il caso. Il muratore di Mapello era stato condannato nello scorso ottobre all’ergastolo dalla Corte di Cassazione con una sentenza di cui sono già state depositate le motivazioni.

Nelle scorse settimane si è tornato a parlare dell’omicidio della giovane Yara Gambirasio, la 13enne ritrovata uccisa il 26 febbraio 2010 in un campo a Chignolo d’Isola, distante pochi chilometri da Brembate di Sopra (Bergamo) città dalla quale era scomparsa tre mesi prima. Per l’omicidio di Yara è stata condannato il muratore di Mapello, Massimo Bossetti all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio. Due settimane fa uno dei consulenti della difesa di Bossetti, Ezio Denti ha rivelato la possibilità di riaprire il processo affermando ai microfoni di una trasmissione radiofonica in onda su Radio Cusano Campus:Per un processo di revisione serve qualcosa di forte, fortissimo. Non posso entrare nei dettagli ma crediamo di avere elementi sufficientemente forti per poter riaprire il caso, ne sono più che convinto. Mi mancano ancora dei tasselli importanti ma se riuscirò ad incastrarli allora ne vedremo delle belle“.

Omicidio Yara Gambirasio, le dichiarazioni dei consulenti di Bossetti

La difesa di Massimo Bossetti, l’uomo condannato nei tre gradi di giudizio per l’omicidio della 13enne Yara Gambirasio uccisa nel novembre 2010, ha rivelato di essere in possesso di elementi rilevanti per poter far riaprire il caso. Queste rivelazioni sono state fatte dal consulente della difesa Ezio Denti che è intervenuto ad una trasmissione radiofonica L’Italia s’è Desta di Radio Cusano Campus. Queste dichiarazioni arrivano qualche mese dopo la sentenza della Corte di Cassazione, espressasi sul caso nel ottobre dello scorso anno, che ha confermato la sentenza di condanna all’ergastolo comminata in appello ed in primo grado per Bossetti. Denti ai microfoni della trasmissione ha affermato: “Non mi sono mai fermato. Abbiamo ricominciato da capo. Il tempo ci darà ragione. L’errore di questo processo è all’inizio. C’è un errore che si son portati fino alla fine“. “Nel revisionare le carte – prosegue il consulente- ci sono delle anomalie che potrebbero portare a riaprire il caso. Ci servono elementi forti e concreti, li stiamo classificando uno ad uno e credo che questa possibilità possa esserci. Al di là delle questioni scientifiche, comunque centrali, ci stiamo concentrando sulle attività di soggetti interessanti. Noi avevamo fatto un appello ai cittadini di Brembate per chiedere loro di farsi avanti se sapevano qualcosa. Abbiamo quindi ricevuto diverse informazioni che sono interessanti“.

Omicidio Yara Gambirasio: le motivazioni della Cassazione

Nelle motivazioni della sentenza si legge che non ci sono dubbi che Massimo Bossetti sia Ignoto 1 e l’evidenza scientifica ha “valore di prova piena” sottolineando che “numerose e varie analisi biologiche effettuate da diversi laboratori hanno messo in evidenza la piena coincidenza identificativa tra il profilo genetico di Ignoto 1, rinvenuto sulla mutandine della vittima, e quelle dell’imputato“. La Suprema Corte ha inoltre ricostruito le dinamiche della sera del novembre 2010 affermando che Bossetti “dopo aver prelevato la ragazza e averla stordita, l’ha trasportata nel campo di Chignolo d’Isola” affermando che i “tempi del prelevamento della vittima, del suo trasbordo sul campo di Chignolo e del ritorno a casa dell’imputato sono stati giudicati compatibili con il rilevato orario di rientro a casa alle ore 20-20,15, come si desume dalle dichiarazioni del coniuge“. Nella sentenza si legge inoltre che “la presenza dell’imputato nella zona è stata correttamente valorizzata come indizio“, come “l’attività professionale” del muratore dato il ritrovamento sul cadavere della vittima di “materiale o prodotti per l’edilizia“. I giudici della Cassazione poi si soffermano sull’assenza di alibi del muratore di Mapello che “si coordina perfettamente con gli elementi indiziari emersi costituiti dalla compatibilità con l’orario di ritorno a casa di Massimo Giuseppe Bossetti e il tempo necessario per eseguire l’aggressione e commettere l’omicidio nel campo di Chignolo“. Infine secondo i giudici l’imputato ha mostrato una “volontaria reticenza” e “non si tratta di un semplice silenzio, giustificato dal mancato ricorso a distanza di anni, ma piuttosto di una volontaria reticenza di fornire spiegazioni su cosa avesse fatto nell’arco temporale di interesse, nonostante le precise sollecitazioni che i parenti e i famigliari gli avevano posto a distanza di soli 8 giorni dalla sparizione della ragazza“.

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