Omicidio Elena Ceste: ecco come è stata uccisa

Elena Ceste
Elena Ceste (foto dal web)

Per l’omicidio di Elena Ceste è stato condannato a trent’anni di carcere il marito Michele Buoninconti. La Cassazione nel maggio del 2018 ha reso definitiva la sentenza emessa in secondo grado.

Elena Ceste è stata uccisa dal marito nell’ottobre del 2014, per i giudici non ci sono dubbi. Lo ha sancito anche la Corte di Cassazione nel 2018, confermando quanto stabilito dai giudici dei gradi di giudizio precedenti: l’uomo avrebbe messo in atto “un disegno criminoso perverso”.

La vicenda processuale: Buoninconti l’avrebbe uccisa e occultato il cadavere

L’uomo, secondo i giudici, avrebbe premeditato l’uccisione della moglie così come avrebbe pensato poi di occultarne il corpo. Nelle sentenze emesse nei gradi precedenti si legge che il movente sarebbe stato la scoperta del tradimento della moglie, avvenuto con il rinvenimento “degli sms di S. il 21 gennaio” e dunque con la constatazione  fatta dallo stesso Buoninconti e rivolta ai figli che “inutilmente aveva ‘impiegato diciotto anni per raddrizzare’” la madre. Secondo i giudici Michele Buoninconti, peraltro, sarebbe stato vittima delle sue stesse contraddizioni: non era preciso su orari, luoghi, ha spesso cambiato versione, insospettendo gli inquirenti.

La conferma della Condanna era stata chiesta dal Procuratore Generale, Giuseppina Casella, che ha spiegato, a suo avviso, quale fosse stato il motivo del terribile gesto: “Rafforzare il proprio dominio unitamente a un sentimento di vendetta di fronte a tradimenti comprovati”. Il procuratore ha anche definito Buoninconti una “personalità malvagia, che non ha mai mostrato pentimento e che non merita attenuanti: ha ucciso la madre dei figli per il più atavico dei sentimenti maschili, la sete di dominio e un malinteso senso dell’onore. Si è trattato di una chiara e premedita volontà omicida e di una evidente volontà di depistare da sé i sospetti e sviare le indagini”.

Nella sentenza degli Ermellini, che hanno deciso di accogliere le richieste del Procuratore Generale e di sposarne la tesi, si legge anche la dinamica di come si sarebbe svolto il delitto, in relazione ai tempi di commissione: “I tempi ristrettissimi (12 minuti circa) in cui l’imputato commise il delitto e poi occultò il cadavere, compatibilmente con il falso alibi già predisposto, comportarono una serie di azioni ben studiate, così da poter essere seguite in continuità secondo una cadenza sul filo dei minuti”.  Buoninconti, dopo aver accompagnato i figli a scuola sarebbe rientrato in casa alle 8.43. Avrebbe, quindi, strangolato la moglie all’interno della loro camera da letto e trascinato il corpo nel bagagliaio. Si sarebbe poi recato fino al Rio Mesa per abbandonare il cadavere della donna. A confermare questa ricostruzione l’esame delle celle telefoniche, che avrebbero inchiodato Buoninconti sul luogo del ritrovamento del corpo.