Gigi Dall’Igna: “In Corte d’Appello speso il 50% del budget aerodinamico”

Aria tesa nel paddock

Gigi Dall’Igna (Getty Images)

MotoGP | Gigi Dall’Igna: “In Corte d’Appello speso il 50% del budget aerodinamico”

Gigi Dall’Igna ha letteralmente rivoluzionato il modo di pensare la MotoGP. Le sue trovate aerodinamiche hanno messo letteralmente in crisi i giapponesi che stanno cercando in tutti i modi di ostacolarlo o quantomeno copiarlo. La carena con le alette integrate della passata stagione ha fatto scuola e ora tutti sono pronti a copiare anche il famoso spoiler posto vicino alla gomma posteriore reso definitivamente legale dalla sentenza arrivata in settimana.

Come riportato dai colleghi di “Motorsport.com”, Gigi Dall’Igna ha così commentato la situazione: “Se il reclamo fosse stato accettato i nostri piloti sarebbero stati esclusi dalla gara in Qatar. Ducati ha interpretato in maniera corretta il regolamento, questo è stato confermato anche dalla corte d’appello che ha valutato non solo la nostra documentazione, ma anche quella dei nostri avversari”.

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Il direttore generale della Rossa ha poi continuato: “Abbiamo dovuto divulgare il nostro know-how non solo alla corte, ma anche ai nostri avversari e questo non è sportivo. L’aerodinamica sulle moto è sempre stata trascurata, invece, è molto importante. Può essere utile anche sulle moto da strada. Ducati spende solo l’1% del proprio budget per l’aerodinamica. Il costo dell’appello è stato come 5 giornate di galleria del vento e calcolando che abbiamo passato nel 2018 10 giorni in galleria vuol dire che il 50% del costo aerodinamico è stato speso in Corte d’Appello piuttosto che per lo sviluppo della moto”.

Infine Gigi Dall’Igna ha così concluso: “Spero che ora venga chiuso questo capitolo e si cominci a guardare avanti. Ducati punta ad un miglioramento dei rapporti con gli altri costruttori per rendere questo campionato ancora più bello. Questa soluzione l’abbiamo provata nei test in Qatar e abbiamo visto che abbassa le temperature intorno alla gomma di 7-8 gradi”.

Antonio Russo