Marco Vannini
Marco Vannini (foto dal web)

I legali della famiglia Ciontoli, a seguito delle polemiche sorte dopo la lettura della sentenza di secondo grado per la morte di Marco Vannini, hanno deciso di indire una conferenza stampa e spiegare le motivazioni che hanno spinto i giudici a ridurre la pena dell’ex militare.

Gli avvocati della famiglia Ciontoli hanno deciso di indire una conferenza stampa per fare chiarezza sulle motivazioni della sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma. La decisione dei giudici di ridurre ad Antonio Ciontoli la pena a 5 anni di reclusione, derubricando il reato di cui era accusato da omicidio volontario ad omicidio colposo, e confermare la pena a 3 anni per gli altri membri della famiglia, ha aperto un lungo ed acceso dibattito. Gli avvocati, Pietro Messina e Andrea Miroli, hanno, per questa ragione, deciso di indire una conferenza stampa nella quale spiegare le motivazioni della decisione dei giudici e tentare di far comprendere che la decisione non sarebbe stata viziata da alcuna illogicità e che i giudici avrebbero valutato perfettamente tutte le circostanza del caso.

La conferenza stampa: “Non possiamo crocifiggere una persona per un errore

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma hanno condannato Antonio Ciontoli per la morte di Marco Vannini a cinque anni di reclusione derubricandogli il capo d’accusa da omicidio volontario ad omicidio colposo. Tre, invece, gli anni di reclusione agli altri tre membri della famiglia. Gli avocati della famiglia Ciontoli, Pietro Messina e Andrea Miroli, a seguito della lunga polemica hanno deciso di indire una conferenza stampa per cercare di chiarire le motivazioni della sentenza. I due legali affermano: “Certamente la colpa è grave, la sciagura è di un’entità indicibile ma non possiamo crocifiggere una persona per un errore“. Gli avvocati spiegano la ragione per la quale hanno ritenuto opportuno rilasciare delle dichiarazioni alla stampa: “Siamo qui per chiarire alcuni aspetti di questa vicenda che sono stati strumentalizzati e in parte alterati da alcuni commenti fatti da televisioni e giornali. Noi siamo qui perché abbiamo la necessità di spiegare la verità dei fatti. Stroncare una vita a 20 anni è terribile e siamo solidali con la famiglia di Marco Vannini che vive questa tragedia per un danno irreversibile. Ma una tragedia simile l’hanno vissuta e continuano a viverla anche i Ciontoli, proprio per i legami che c’erano con Marco. Da questo punto di vista non credo sia possibile immaginare che questa famiglia abbia mai voluto che Marco morisse. Questa è la sintesi della corte d’appello: nessuno ha potuto dimostrare la volontarietà“.

I due avvocati, poi, entrano nel dettaglio e analizzano la vicenda da un punto meramente processuale per far comprendere come la decisione dei giudici di secondo grado non sia stata viziata da illogicità nell’interpretazione dei fatti: “Marco non ha perso due litri di sangue“. Mostrano, quindi, la foto di un asciugamano ed uno dei due afferma: “Se mi faccio la barba perdo più sangue. Non è vero che hanno pulito la casa. La pallottola è entrata dentro e la ferita si è richiusa subito. Parliamo solo di piccole gocce di sangue“.

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Le considerazioni sugli altri membri della famiglia Ciontoli: “Martina era sconvolta”

Quanto alla posizione degli altri membri della famiglia, soprattutto quella di Martina, ripetutamente accusata di aver assistito alla morte del fidanzato e di essere stata estremamente fredda, i legali fanno riferimento alle famose e note intercettazioni registrate nella sala d’attesa del commissariato. Ad avviso degli avvocati sarebbe stata utilizzata una errata chiave di lettura: le intercettazioni che durerebbero quattro ore, viste per intero farebbero emergere indiscutibilmente “la spontaneità dei Ciontoli, che non sapevano di essere stati ripresi, ma soprattutto si può verificare e vedere quanto questo tragedia incida sulle persone che la stanno vivendo. Martina a un certo punto cede crolla da un punto di vista psicologico, piange, delira per alcuni aspetti, secondo noi. Nel famoso passaggio che dovrebbe far capire che era presente nel bagno al momento dello sparo, poco prima la ragazza dice ‘Non ci posso credere che non lo vedo più, facevo ogni cosa con lui’. Se noi guardiamo le intercettazioni e come vengono dette queste frasi, le frasi di Martina, sono come un rivivere un qualcosa che gli era stata raccontata dal padre“.

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