Le gemelline Alessia e Livia Schepp
Le gemelline Alessia e Livia Schepp (foto dal web)

Il mistero della scomparsa delle gemelline svizzere di sei anni, Alessia e Livia Schepp non si è ancora risolto. Delle due piccole rapite dal padre, Mathias, suicidatosi buttandosi sotto un treno, si sono perse le tracce nel gennaio 2011 e nessuna pista battuta dagli inquirenti ha portato a risultati concreti, compresa quella canadese, emersa da una lettera anonima inviata alla trasmissione Chi l’ha visto nel 2014.

Sono passati oltre otto anni dalla tragica scomparsa delle gemelline svizzere Schepp. Delle due bambine di sei anni, Alessia e Livia Schepp, si sono perse le tracce il 30 gennaio 2011 ed a rapirle sarebbe stato il padre, Mathias Schepp, che tre giorni dopo, è giunto in auto a Cerignola, in provincia di Foggia e si è suicidato buttandosi sotto un treno, portando con sé la verità sulle due figlie di cui non si è saputo più nulla. Gli inquirenti hanno battuto numerose piste per provare a rintracciare le due bambine, ma dopo 8 anni non si conosce la sorte toccata alle due gemelline. Una delle piste che avevano rialimentato la speranza di Irina Lucidi, la madre delle piccole, è stata quella che sosteneva che le gemelline si trovassero in Canada, ma ad oggi non vi è stato alcun riscontro. A far emergere quest’ipotesi è stata una lettera anonima inviata alla redazione del programma in onda su Rai Tre Chi l’ha visto?.

La scomparsa delle gemelline Schepp: la pista canadese

Nel febbraio del 2014 una lettera spedita da Bari arriva alla redazione del programma che si occupa di persone scomparse e dei casi di cronaca più rilevanti, Chi l’ha visto? La lettera scritta al computer con un italiano sgrammaticato parla della scomparsa delle gemelline Alessia e Livia Schepp, le due bimbe svizzere di sei anni rapite dal padre e di cui si sono perse le tracce il 30 gennaio 2011. Il messaggio viene mostrato nella puntata andata in onda il 19 febbraio 2014 e chi scrive afferma di aver lavorato in una tipografia, dove, secondo il suo racconto, si stampavano passaporti falsi per un traffico di persone, principalmente immigrati, ragazze dell’est. A sconvolgere maggiormente è che l’autore della lettera sostiene: “Le gemelline sono vive e si trovano in Canada (Ottawa città e Lachute)” e termina le sue affermazioni invitando ad indagare sulla tipografia. La redazione della trasmissione condotta da Federica Sciarelli, ha cercato di approfondire la questione, ma l’unico collegamento con il paese menzionato nella lettera sembrerebbe la nascita del padre delle gemelline. Mathias Schepp è nato a Toronto da genitori svizzeri nel 1967, ma il parto sarebbe avvenuto in Canada durante un viaggio di lavoro dei coniugi e non ci sarebbero altri legami familiari. Inoltre la tipografia menzionata nella lettera si troverebbe in puglia a circa una quarantina di chilometri da Cerignola, la città in cui il Mathias Schepp il 3 febbraio del 2011 si è suicidatosi gettandosi sotto un treno in corsa.

La lettera è stata consegnata alle forze dell’ordine, ma dopo anni sembra che la pista non abbia portato ad alcun risultato ed il mistero delle due gemelline non si è risolto. La madre Irina non si è mai rassegnata e da sempre ha cercato di scoprire la verità sul destino delle figlie nonostante il padre prima di uccidersi abbia lasciato un biglietto rivolto proprio a lei in cui affermava di aver ucciso le due figlie: “Le ho uccise. Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto. Non le rivedrai più“. Irina adesso ha lasciato il suo lavoro in Svizzera alla Philip Morris per dedicare il suo tempo alla fondazione Missing Children Switzerland, nata nel 2011 che si occupa di bambini rapiti o scomparsi. Irina è presidente e fondatrice dell’associazione che ad oggi si è interessata di centinaia di casi. In un’intervista rilasciata alla redazione de Il Corriere della Sera Irina ha ammesso di aver cambiato vita soprattutto grazie ad un viaggio in Asia che le ha permesso di ritrovare un po’ di serenità nonostante la disgrazia legata alle sue due figlie di cui non si conosce il destino: “Le mie gemelline – afferma la donna – sono sempre rimaste qui, accanto a me. Ce le ho negli occhi, sulla pelle… Trasmettono la vitalità che soltanto i bambini sanno come e dove trovare“.

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