La Mercedes W10 di Valtteri Bottas nel parco chiuso del Gran Premio d'Australia di F1 2019 (Foto Mercedes)
La Mercedes W10 di Valtteri Bottas nel parco chiuso del Gran Premio d’Australia di F1 2019 (Foto Mercedes)

F1 | Mercedes, quei piccoli segreti che hanno deciso la vittoria sulla Ferrari

Le analisi sul Gran Premio d’Australia, che ha inaugurato la stagione di Formula 1 2019, sulla stampa italiana ma non solo, si sono concentrate più sulla sconfitta della Ferrari che sulla vittoria della Mercedes. Quasi come se l’ennesimo trionfo dei campioni del mondo in carica fosse talmente annunciato da non fare nemmeno più notizia. Ma la realtà è che il successo di Valtteri Bottas a Melbourne è figlio dei problemi di bilanciamento della SF90 almeno tanto quanto dei meriti della W10.

L’ultima nata delle Frecce d’argento, rivelatasi subito vincente al debutto, è infatti erede della dinastia di monoposto imbattibili che ha dominato gli ultimi cinque campionati del mondo consecutivi, e si vede. La vettura anglo-tedesca è stata sì riprogettata componente per componente, ma ha comunque mantenuto il concetto di base delle sue progenitrici. A partire dall’assetto, molto più piatto e meno picchiato delle dirette concorrenti (la Ferrari ma soprattutto la Red Bull). La rivista specializzata tedesca Auto Motor und Sport ha svelato le misure esatte della macchina, ottenute dall’analisi riservata di una squadra: la Mercedes W10 ha un passo lunghissimo, di ben 3698 mm (il più ampio di tutti), a fronte di un’altezza del posteriore di appena 84 mm (il minore di tutti). Facendo i conti, risulta un angolo di altezza da terra (il cosiddetto “rake”) di appena 1,16°: giusto per fare un confronto, la Ferrari è accreditata di 1,64° e la Red Bull addirittura di 1,93°.

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Mercedes lavora sui dettagli

Una scelta in controtendenza, dunque, ma che ha dimostrato di funzionare efficacemente. Come quella dell’alettone anteriore, un altro elemento finito prepotentemente sotto i riflettori, per via dei cambiamenti aerodinamici imposti dal nuovo regolamento tecnico entrato in vigore proprio in questa stagione. La Mercedes ha optato per un design dei profili decisamente più tradizionale e meno radicale di quello della Ferrari, ma ha saputo adattarne bene i dettagli: le forme sono state impercettibilmente modificate dapprima nella seconda settimana di test a Barcellona e poi ancora in Australia, con un design studiato apposta per il circuito dell’Albert Park, che richiede un montaggio più in basso dei flap. Stesso discorso anche per le prese d’aria dei freni anteriori, che sono state allargate, ma anche per altri piccoli interventi, come l’aletta aggiuntiva sul fondo vettura o l’ala posteriore, con l’attuatore del Drs.

Queste modifiche si sono rivelate decisive per consentire alla Mercedes di massimizzare la propria efficacia su una pista così anomala come quella di Melbourne. Al contrario della Rossa, infatti, la Freccia d’argento è riuscita a portare facilmente le gomme nelle condizioni ideali di funzionamento: un’impresa ancor più degna di nota, se si considera che proprio questo era uno degli storici punti deboli della squadra di Brackley. Per riuscirci, gli ingegneri hanno dovuto impegnarsi a fondo e lavorare a ritmi serratissimi, addirittura anticipando un pacchetto di modifiche che sarebbe dovuto comparire solo tra un mese, in occasione del Gran Premio di Cina. Un’ulteriore conferma della capacità di reazione, rapida ed incisiva, dei tecnici anglo-tedeschi, che non appena si sono accorti dei passi in avanti compiuti dalla Ferrari, hanno saputo subito rispondere ristabilendo le gerarchie.

Fabrizio Corgnati