Sebastian Vettel festeggia la vittoria della Ferrari nel GP del Bahrein 2018 (Foto Ferrari)
Sebastian Vettel festeggia la vittoria della Ferrari nel GP del Bahrein 2018 (Foto Ferrari)

F1 | La Ferrari riparte dal Bahrein: ecco perché stavolta può cambiare tutto

Non ci potrebbe essere Gran Premio migliore di quello del Bahrein, per cancellare in fretta la delusione di Melbourne dalle menti degli uomini Ferrari. La gara in notturna nel deserto è infatti storicamente favorevole alle monoposto del Cavallino rampante: da quando, nel 2004, la Formula 1 debuttò in Medio Oriente e il primo trionfatore fu Michael Schumacher, qui la Rossa ha accumulato un record di sei vittorie.

All’elevato gradimento della squadra per questo tracciato si aggiunge quello del pilota: Sebastian Vettel vanta infatti il primato di pole position (tre) e di successi (quattro), gli ultimi due consecutivi proprio con la Scuderia, dopo la battuta d’arresto causata dalla rottura del motore nel 2016. Al contrario, il suo diretto rivale Lewis Hamilton da queste parti ha brillato molto di rado: in carriera ha conquistato appena due vittorie e due pole position, e nelle ultime stagioni è stato battuto in qualifica addirittura dal suo compagno di squadra Valtteri Bottas, lo stesso che lo ha bastonato nella prova inaugurale in Australia.

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Bahrein amico della Ferrari

Insomma, a sfogliare le pagine dell’albo d’oro della pista di Sakhir, verrebbe da pensare che il ruolo dei favoriti d’obbligo spetti alla Ferrari e al suo campione tedesco. Ma a rassicurare Maranello non sono soltanto le considerazioni cabalistiche, bensì anche quelle tecniche. Il circuito situato nei pressi della capitale Manama è infatti molto diverso da quello dell’Albert Park, che ha inaugurato la stagione di Formula 1 2019. Da un tracciato cittadino anomalo si passa a uno permanente, dunque ad un asfalto meno sconnesso e più regolare: l’ideale per esaltare le doti telaistiche e di efficienza aerodinamica della SF90. Il manto stradale, per quanto liscio, è però allo stesso tempo anche molto abrasivo, dunque tende ad amplificare l’usura delle gomme, che proprio per questo motivo sono mediamente di mescola più dura rispetto a quelle utilizzate in altri appuntamenti: un altro fattore che dovrebbe agevolare una macchina gentile con gli pneumatici come la Rossa.

Infine c’è il layout della pista, decisamente più veloce della precedente australiana. Il rettilineo più lungo è di ben 1100 metri (contro i 750 di Melbourne) e permette di raggiungere una velocità di punta di 340 km/h, ma non mancano pure le curve in appoggio, considerando che l’acceleratore resta spalancato addirittura per il 64% del giro. Per la Ferrari questo dovrebbe dunque essere un terreno privilegiato per sfruttare tutto il carico generato dal fondo vettura, che nelle curve lente dell’Albert Park era rimasto pressoché inutilizzato, ma anche per scatenare tutta la notevole potenza e guidabilità del motore. Nella speranza che il superlavoro svolto in questi ultimi giorni dagli ingegneri al quartier generale abbia permesso di accantonare i grattacapi sull’affidabilità del propulsore, che a queste latitudini rischia di essere messa particolarmente alla frusta dalle elevate temperature atmosferiche.

Fabrizio Corgnati