Cesare Battisti
Cesare Battisti (Getty Images)

Dopo quasi 40 anni di latitanza, lo scorso dicembre Cesare Battisti è stato arrestato in Bolivia e trasferito in Italia. L’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo in fuga dal 1981, oggi ha deciso di parlare e confessare i crimini commessi.

Cesare Battisti, dopo 40 anni di latitanza lo scorso dicembre è stato arrestato in Bolivia e trasferito nel carcere italiano di Oristano. Dopo il lungo periodo trascorso in fuga, durante il quale ha sempre proclamato la propria innocenza, oggi l’ex terrorista ha deciso di confessare ai magistrati tutti i suoi crimini.

Cesare Battisti: il travagliato iter per ottenere l’estradizione

Cesare Battisti nasce a Cisterna di Latina il 18 dicembre 1954 da una famiglia di estrazione operaio-contadina. Sin da giovanissimo interessato di politica, Battisti ebbe un’adolescenza burrascosa, segnata da atti di teppismo e delinquenza tant’è che venne arrestato due volte per rapina. Nel 1977 dopo aver aggredito un sottufficiale dell’esercito, venne rinchiuso nel carcere di Udine. Nella casa circondariale friulana entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo. Una volta scontata la sua pena, Battisti si trasferì a Milano, rendendosi responsabile di numerosissimi reati, tra cui rapine definite da lui stesso come “espropri proletari” e quattro efferati omicidi. Proprio mentre si trovava nel carcere di Frosinone in attesa di sentenza per uno di questi, riuscì a fuggire e si nascose in Francia dove ha goduto di aiuti di personalità di spicco della politica d’oltralpe. Nel giungo del 2004 riuscì a fuggire in Brasile dove venne arrestato nel 2007. Nello stato sudamericano, difatti, sia la Procura Generale che la Corte Suprema avevano autorizzato la riconsegna di Battisti all’Italia, ma inaspettatamente nel 2009 il Ministro Tarso Genro gli concesse l’asilo politico. Solo pochi mesi fa, l’Italia dopo aver presentato una nuova richiesta di estradizione è riuscita ad ottenerla e trasportare l’ex terrorista nel carcere di Oristano da dove oggi ha deciso di rompere il silenzio.

Cesare Battisti: “Le accuse corrispondono al vero

Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, dopo quasi 40 anni trascorsi in fuga proclamando la propria innocenza, ha deciso di fare dietrofront ed ammettere tutte le sue colpe. Quattro omicidi, numerose rapine e innumerevoli furti: questi i reati di cui Battisti, dinnanzi ai magistrati che lo hanno interrogato, si è dichiarato responsabile. Il Procuratore Capo di Milano, Francesco Greco, a seguito della confessione dell’ex terrorista ha detto: “L’ammissione di Battisti fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni, rende onore alle forze dell’ordine e alla magistratura di Milano e fa chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni ’70 in modo efferato“.

Quella di Battisti è stata, dunque, una vera e propria confessione, senza però coinvolgere altri soggetti: “Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno”, ha detto l’ex primula rossa, ammettendo che “i quattro omicidi, i tre ferimenti e una marea di rapine e furti per autofinanziamento, corrisponde al vero“.

Il pentimento di Battisti: “Chiedo scusa

Mi rendo conto del male che ho fatto e mi viene da chiedere scusa ai familiari delle vittime“. Questo è un altro passaggio fondamentale della confessione di Battisti, commentato dal Procuratore Nobili il quale ha spiegato come l’ex terrorista abbia provato “un forte imbarazzo e si è reso conto di aver contribuito a creare un’immagine di se assolutamente negativa per il suo modo beffardo con cui si è proposto nelle interviste”. Sempre ad avviso dell’accusa, in base alla confessione raccolta, l’ex terrorista avrebbe da sempre professato la propria innocenza, diversamente da adesso, per il semplice fatto che ciò continuava a garantirgli protezione negli stati in cui si è rifugiato durante il periodo di latitanza.

Battisti, nel suo flusso di coscienza che ha avuto luogo davanti ai Procuratori, si è lasciato andare anche a delle considerazioni storiche, accusando il terrorismo di aver stroncato il “movimento culturale, politico e sociale nato nel ’68” ed ammettendo che con la lotta armata hanno “stroncato il movimento che avrebbe potuto portare l’Italia a livelli di progresso“.

La reazione delle famiglie delle vittime: “Spero non sia per…

A commentare l’accaduto Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio di Santa Maria di Sala ucciso dai Pac il 16 febbraio 1979. L’uomo dice: “Spero che non ammetta gli omicidi per altri motivi, magari per ottenere una indulgenza dai giudici che non merita. È giusto che sconti per intero la sua pena. In fondo sono solo pochi mesi che si trova in galera. lo confesso – conclude Sabbadin– non mi aspettavo che ammettesse tutto“.