MotoGP, ha ragione Ducati? Rivola (Aprilia): “Ci adegueremo”

0
478
Massimo Rivola Aprilia
Massimo Rivola (foto Aprilia.com)

Lunedì o al massimo martedì sapremo se il “cucchiaio” montato sul posteriore della Ducati GP19 è regolare o meno. Ieri l’udienza presso al Corte d’Appello FIM a Ginevra, che si è presa qualche giorno prima di emettere la sentenza.

Honda, Suzuki, Aprilia e KTM ritengono che quella soluzione produca un effetto aerodinamico vietato dal regolamento. Invece il team di Borgo Panigale continua ad asserire che essa serve principalmente per raffreddare la gomma posteriore. Inoltre, Ducati aveva avuto il via libera del direttore tecnico Danny Aldridge per adottarla.

MotoGP, Rivola ribadisce la posizione di Aprilia sul caso Ducati

Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, è stato oggi intervistato da Sky Sport MotoGP e ha ribadito la propria posizione: «Non abbiamo chiesto mai l’annullamento della vittoria di Dovizioso in Qatar, tutto è tranquillo dal quel punto di vista. Non so cosa verrà deciso, non credo che a breve termine verranno cambiati i regolamenti. E’ necessario fare qualche chiarimento, perché un direttore tecnico non può accettare un pezzo stando in un box 10 minuti senza alcun dato. Non è accettabile».

Il dirigente della casa di Noale spiega che il ricorso è stato generato anche dal fatto che Aprilia stessa in precedenza aveva presentato un progetto simile e le era stato bocciato. Rivola spiega: «Avevamo chiesto di poter sviluppare qualcosa in quell’area e ci era stato detto di no, se non in condizioni di bagnato come aveva fatto la Yamaha. Per noi è stato sorprendente vedere che Ducati poteva correre con quel componente. Da lì la nostra reazione».

L’AD di Aprilia Racing ritiene che lo spoiler della Ducati potrebbe essere confermato in vista del Gran Premio d’Argentina di fine marzo: «Credo che potrebbe rimanere e quindi ci dovremo adeguare. Qual è il limite? Vorrei evitare una escalation di invenzioni, seppur bellissime. È bello cercare il limite, ma ho voluto cercare un campanello d’allarme. Ne avevo parlato con Dall’Igna ed Ezpeleta, avvisando già prima che avremmo effettuato ricorso».

 

Matteo Bellan