Carmelo Ezpeleta MotoGP
Carmelo Ezpeleta (©Getty Images)

La MotoGP è migliore della Formula 1? Per quanto si vede in pista sicuramente sì. Le gare nella classe regina del Motomondiale sono certamente più interessanti che quelle del massimo campionato delle monoposto quattro-ruote.

È vero che alla fine il titolo mondiale viene vinto da Marc Marquez, però il pilota della Honda ingaggia bei duelli con i suoi rivali durante i GP. Non si può dire lo stesso per Lewis Hamilton e in generale per la F1, dove le battaglie sono limitatissime. Liberty Media, società proprietaria del Grande Circus, sta cercando di rendere la competizione maggiormente spettacolare e vedremo se nel 2019 il campionato si rivelerà più interessante.

Carmelo Ezpeleta sicuro: MotoGP migliore della Formula 1

Carmelo Ezpeleta, general manager di Dorna (proprietaria dei diritti commerciali della MotoGP), ritiene la top class del Motomondiale più equa nella redistribuzione dei ricavi. In un’intervista ad AutoHebdo ha spiegato: «I nostri accordi commerciali vanno a vantaggio sia della Dorna che delle squadre. Il nostro sistema è diverso da quello che viene fatto in F1, in quanto diamo più soldi alle squadre private che ai team ufficiali».

Il dirigente spagnolo spiega che Honda, Ducati, Yamaha e KTM ricevono un apporto economico legato ad una condizione necessaria: «Hanno diritto al supporto finanziario se decidono di fornire una moto a squadre private. Ad esempio Ducati con il team satellite Pramac. Abbiamo trovato soluzioni per consentire alle squadre private di competere».

Ezpeleta sottolinea anche il fatto che l’aspetto umano è determinante, oltre a quelli più tecnici ed economici: «Partiamo dal principio che siamo prima di tutto uno sport e pensiamo che l’elemento più importante sia l’umano. La MotoGP è il miglior spettacolo motociclistico al mondo perché riunisce i migliori piloti. Il nostro obiettivo è fornire loro una struttura che garantisca loro le migliori opportunità per esprimere il proprio talento. Se la MotoGP è attraente, è anche per questo».

 

Matteo Bellan