Imane Fadil: clamorosa svolta nelle indagini sulla morte della modella

Imane Fadil
Imane Fadil (Getty Images)

Dai risultati degli esami svolti sul corpo della modella Imane Fadil emerge l’assenza di sostanze radioattive. Adesso sembra essere sempre più probabile una morte causata da una malattia rara autoimmune.

Svolta nel mistero sulla morte della modella Imane Fadil. Secondo i risultati degli esami ,che sono stati svolti da un’equipe di esperti all’Istituto di Medicina Legale, non ci sono sostanze radioattive nel fegato e nel rene della modella 34enne marocchina deceduta lo scorso 1° marzo nella clinica Humanitas di Rozzano dopo settimane di agonia. A seguito del decesso della ragazza, testimone nel processo Ruby Ter, si era parlato di avvelenamento per un mix di sostanze radioattive che avrebbero causato la morte, ma questa tesi è stata smentita dai test. Adesso si fa sempre più concreta la pista della morte per una malattia rara, ma rimane aperta quella dell’avvelenamento da metalli pesanti.

Morte Imane Fadil: sempre più concreta l’ipotesi di una morte per malattia rara

Lo scorso 29 gennaio, la modella 34enne marocchina Imane Fadil, viene ricoverata presso la clinica Humanitas di Rozzano, comune in provincia di Milano. La donna, che accusava mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre, era una testimone chiave nel processo Ruby Ter nei confronti di Silvio Berlusconi accusato di aver corrotto alcune donne per farle mentire durante i processi Ruby e Ruby bis. Dopo circa un mese dal ricovero, Imane muore il 1° marzo e la notizia del decesso viene diffusa circa due settimane dopo. A seguito della morte, la Procura di Milano apre un fascicolo d’inchiesta per omicidio e comincia a circolare la voce che la modella sia stata avvelenata attraverso un mix di sostanze radioattive, probabilmente per il contenuto del libro che stava scrivendo. L’autorità giudiziaria ha disposto sul corpo della modella dei test specifici e l’autopsia per chiarire le cause del decesso. I risultati degli esami condotti dagli esperti hanno escluso la presenza di sostanze radioattive. I prelievi di tessuto, analizzati dall’Arpa e dall’Istituto di Fisica dell’Università Statale, non hanno confermato la tesi della contaminazione. Adesso per accertare definitivamente l’assenza di tali sostanze manca il responso dell’Enea di Roma, atteso per domani e nella stessa giornata potrà essere svolto l’esame autoptico. Anche per quanto riguarda la tesi dell’avvelenamento da metalli pesanti arrivano dei risvolti da parte degli esperti che affermano che le quantità di tali sostanze ritrovate nel corpo di Imane Fadil erano comunque inferiori rispetto a quelli ritenuti letali. L’ipotesi più probabile adesso rimane quella di una morte sopraggiunta a causa di una malattia rara in grado di devastare il sistema immunitario e di non facile individuazione da parte dei medici.