Riscossa Honda: così è arrivata a mettere paura a Mercedes e Ferrari

La Red Bull Honda esce dai box nel GP d'Australia di F1 2019 (Foto Red Bull)
La Red Bull Honda esce dai box nel GP d’Australia di F1 2019 (Foto Red Bull)

F1 | Riscossa Honda: così è arrivata a mettere paura a Mercedes e Ferrari

Nell’arco di un paio di stagioni, due scuderie dal passato glorioso come McLaren e Red Bull si sono di fatto scambiate i motori. La prima ha abbracciato la Renault dopo aver abbandonato la Honda, con cui aveva ripreso nel 2015 i fili di un matrimonio che fu storico e vincente a cavallo degli anni ’80 e ’90, ma che in questo suo revival ha riservato solo cocenti delusioni. La seconda ha fatto esattamente il percorso inverso. In molti ricordano il sospiro di sollievo con cui, all’epoca, Fernando Alonso accolse il nuovo propulsore francese: “Finalmente possiamo lottare”. Ma le previsioni del campione asturiano non potevano rivelarsi più lontane dalla realtà.

Ventiquattro mesi dopo, la McLaren (ormai orfana di Alonso) conclude al dodicesimo posto il Gran Premio d’Australia con Lando Norris, mentre Carlos Sainz è costretto addirittura al ritiro proprio per un cedimento del motore Renault. La Red Bull, nella stessa gara, festeggia invece il terzo posto di Max Verstappen, che riporta la Honda sul podio in Formula 1 per la prima volta dal 2008 (allora a guidare la vettura ufficiale della Casa giapponese era Rubens Barrichello), chiudendo addirittura davanti alle Ferrari. “Mi dicevano tutti che ero uno stupido a firmare con loro”, ricorda ironico il plenipotenziario dei Bibitari in F1, Helmut Marko. Invece i fatti gli hanno dato ragione.

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La lunga strada verso il riscatto Honda

Del resto Marko non è uno sprovveduto, e già nel corso della passata stagione aveva avuto l’occasione di osservare con i suoi occhi la crescita del motore nipponico, che all’epoca equipaggiava la sua seconda squadra, la Toro Rosso. Nessuno credeva davvero che un colosso con la potenza di fuoco e le risorse del costruttore di Tokyo, a lungo andare, si potesse accontentare di prendere continuamente pugni in faccia dai diretti rivali. E infatti, nell’arco di un campionato, il propulsore del Sol Levante è stato letteralmente ribaltato, tanto da essere oggi del tutto irriconoscibile da quello, lento e fragile, che equipaggiava la McLaren.

La Honda ha dimostrato di aver imparato le lezioni dolorose apprese nel triennio di partnership con la squadra di Woking e ha reagito di conseguenza. Ha cambiato responsabile del progetto (via Yusuke Hasegawa, dentro Toyoharu Tanabe, già tecnico di Gerhard Berger negli anni ’80); si è avvalsa della preziosa consulenza del guru dei motoristi, il tedesco Mario Illien; e si è tirata su le maniche, stavolta in silenzio, senza fare proclami impegnativi. I risultati di questo lavoro, portato avanti dietro le quinte, hanno convinto i vertici della Red Bull, tanto da guadagnarsi la promozione nel team ufficiale. E se a questo propulsore, cucito su misura per le Lattine, si uniscono il solito telaio eccezionale progettato da Adrian Newey e un pilota arrembante come Max Verstappen, il mix è potenzialmente di primo livello.

I complimenti della rivale Mercedes

Tanto che persino il team principal della Mercedes, Toto Wolff, si è dovuto togliere il cappello: “La Red Bull potrebbe diventare presto una minaccia per il titolo mondiale”, ha ammesso. Realisticamente è ancora difficile che la lotta iridata li veda protagonisti nel 2019 (anche se non si può mai dire). Più probabile che in questa stagione si tolgano qualche soddisfazione di tanto in tanto e, nel frattempo, gettino le basi per un prossimo Mondiale da protagonisti. La Honda, dal canto suo, ha capito di non potersi rilassare e, anche ora che ha finalmente raggiunto il livello dei concorrenti, continua a sviluppare incessantemente il suo pacchetto, per migliorare di pari passo la potenza e l’affidabilità. Già intorno al Gran Premio di Monaco, secondo le ultime indiscrezioni, è atteso un ulteriore aggiornamento del propulsore. E chissà dove potrà arrivare.

Fabrizio Corgnati