Il box Ferrari durante il Gran Premio d'Australia di F1 2019 (Foto Ferrari)
Il box Ferrari durante il Gran Premio d’Australia di F1 2019 (Foto Ferrari)

F1 | La Ferrari studia le contromosse: così vuole riscattarsi in Bahrein

La delusione del Gran Premio d’Australia va buttata alle spalle, e anche in fretta. In casa Ferrari, di tempo per leccarsi le ferite non ce n’è già più. Tra due settimane, infatti, si torna in pista, e tutte le energie vanno dedicate alla preparazione della prossima gara in Bahrein che ha già il sapore di una prova d’appello decisiva. L’alibi accampato dal team principal Mattia Binotto per giustificare la debacle di domenica è stato tutto legato alle peculiarità del circuito di Melbourne, con le sue alte temperature, il suo asfalto sconnesso e scivoloso e le sue raffiche di vento. Che gli ingegneri di Maranello non sono riusciti ad interpretare al meglio, trovando l’assetto giusto per adattare il buon pacchetto di base della SF90.

Domenica 31 marzo, invece, lo scontro si sposta al Sakhir: una pista anch’essa particolare, con le sue curve strette, le sue forti staccate e accelerazioni che mettono alla frusta la meccanica, e la sua superficie sabbiosa e abrasiva. Ma per lo meno un tracciato permanente, non semi-cittadino come l’Albert Park, quindi in ogni caso più indicativo per stabilire gli autentici valori in campo. Stavolta la Ferrari non avrà più scusanti. Se la monoposto dovesse rivelarsi ancora una volta distante da quella che aveva brillato nei test pre-campionato, e subire un’eventuale ulteriore battuta d’arresto, allora stavolta sì che scatterebbe l’allarme rosso. Dunque, per evitare questo scenario così destabilizzante, un’ipotesi che Binotto al momento non vuole nemmeno considerare, occorre che i tecnici si rimettano subito a studiare.

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I compiti a casa della Ferrari

In questi giorni alla sede centrale ferve il lavoro di analisi sulle migliaia di dati raccolti durante il weekend di gara australiano, per capire cosa sia andato storto. Per evidenziare i veri motivi per i quali il box ferrarista non sia stato capace di trovare quelle regolazioni che facessero funzionare al meglio le delicate gomme Pirelli. Ma, soprattutto, per progettare i primi aggiornamenti da applicare sulla vettura in tempi da record. I rivali, infatti, non sono rimasti a guardare: anzi, spaventati dalla superiorità dimostrata dalla Ferrari durante le prove invernali, hanno anticipato l’introduzione dei loro ultimi pacchetti. La Red Bull ha portato già in Australia la versione che avrebbe dovuto debuttare in Cina, mentre la Mercedes ha rivoluzionato l’aerodinamica già alla seconda settimana di test a Barcellona.

Insomma, proprio quel ritmo costante di crescita della macchina, che negli anni scorsi aveva notevolmente penalizzato la Rossa rispetto alle dirette avversarie, stavolta risulterà decisivo per determinarne le chance di titolo mondiale. È tutto nelle mani di Mattia Binotto, ora al vertice operativo oltre che tecnico della Scuderia, al quale si chiede un pronto riscatto per dimostrare che il potenziale di questa SF90 era autentico, e che i suoi uomini sono in grado di tenere il passo degli altri anche nella difficile corsa dello sviluppo. Al termine del Mondiale di Formula 1 2019 mancano ancora altri diciannove Gran Premi. Guai ad abbattersi ora che ne è andato in archivio soltanto uno.

Fabrizio Corgnati