Ducati domina in MotoGP e Superbike: e i giapponesi vogliono bloccarla

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Le Ducati vincenti di Alvaro Bautista in Superbike e di Andrea Dovizioso in MotoGP (Foto Ducati)
Le Ducati vincenti di Alvaro Bautista in Superbike e di Andrea Dovizioso in MotoGP (Foto Ducati)

Motomondiale | Ducati domina in MotoGP e Superbike: e i giapponesi vogliono bloccarla

La Ducati in versione 2019 sa solo vincere. Dallo scorso 23 febbraio, data in cui ha preso il via il primo campionato del mondo delle due ruote, la Rossa di Borgo Panigale ha inanellato un filotto di ben sette vittorie consecutive: sei ad opera di Alvaro Bautista in Superbike (tra Australia e Thailandia), una grazie ad Andrea Dovizioso in MotoGP (nel Gran Premio del Qatar).

La Panigale V4R e la Desmosedici GP che hanno trionfato ai tre angoli del mondo hanno una cosa in comune, anzi, una persona: Gigi Dall’Igna, direttore generale del reparto corse nonché guru tecnico della Casa bolognese. È lui a supervisionare i progetti delle moto bolognesi da competizione, sia nei prototipi che nelle derivate di serie. E, in effetti, i due mezzi che ad oggi stanno dominando i rispettivi campionati portano la chiara firma dell’ingegnere veneto: veloci, estreme, ma soprattutto figlie di un’interpretazione dei regolamenti spinta sapientemente al limite.

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Il ricorso in MotoGP

Evidentemente, è proprio questa sua capacità di individuare e sfruttare con furbizia ogni piega, ogni zona grigia delle regole a dare fastidio agli avversari. Non è un caso se, a fronte di questa serie positiva di successi ininterrotti in pista, la Ducati si ritrova contemporaneamente a combattere anche un’altra battaglia dall’esito ben più incerto: quella fatta di carte bollate, per ribattere ai reclami sporti dai rivali. Il più noto è quello che riguarda la MotoGP, dove Aprilia in testa, ma anche Honda, Suzuki e Ktm hanno presentato un ricorso contro l’ormai famigerato “cucchiaio”: l’aletta montata sul forcellone della Desmosedici. Serve a raffreddare le gomme, giura la Rossa, quindi è regolare; ha una funzione aerodinamica, ribattono gli avversari, perciò è illegale. A dare la sentenza definitiva, già nei prossimi giorni, sarà la corte d’appello della Federazione motociclistica internazionale.

Le discussioni in Superbike

In Superbike non si è ancora giunti in tribunale, ma il livello della polemica non è inferiore. In questo caso nel mirino c’è il regime di rotazione del motore Ducati, a cui viene posto un tetto sulla base di un regolamento particolarmente arzigogolato e incomprensibile. Ad oggi la Panigale V4R può usufruire di 16.350 giri al minuto, contro i 14.600 della Kawasaki: un divario di ben 1.750 giri che, secondo la Verdona, sarebbe sufficiente a giustificare le batoste rimediate nei primi due weekend iridati. Tutto a norma di legge, sia ben chiaro. La Federazione, però, si è riservata, sempre a norma di legge, il diritto di rimescolare i limitatori a stagione in corso, nel caso in cui si evidenziasse un vantaggio eccessivo da parte di uno dei due concorrenti.

In teoria i federali potrebbero intervenire già alla vigilia del prossimo appuntamento di Aragon, se non fosse che questo tipo di decisioni non viene preso solo sulla base dei risultati del pilota che domina (in questo caso quella di Bautista), ma di tutti i suoi compagni di marca (Davies, Laverty, Rinaldi, che in classifica sono ben più staccati). E su questo punto si scatenano le proteste della Kawasaki, che però proprio su agevolazioni simili ha costruito il dominio di Jonathan Rea negli ultimi quattro Mondiali consecutivi. Un po’ la stessa situazione in cui si ritrova la Honda in MotoGP: pronta a segnalare ai commissari il controverso spoiler della Desmosedici, ma molto meno disposta a spiegare le sue presunte appendici mobili sulle quali ha puntato il dito Dall’Igna.

Ducati contro il Giappone

Il sospetto, insomma, è questo: che i costruttori giapponesi accettassero placidamente questo stato di cose finché faceva loro comodo, ma ora che c’è la Ducati a far loro paura pretendono la riscrittura delle regole. Una reazione che rischia di fare male all’immagine del motociclismo, nel caso in cui si dovesse avvitare in una dannosa spirale di ricorsi e controricorsi, che poco hanno a che fare con le sane competizioni ruota a ruota. Ma che rappresenta anche un indiretto riconoscimento dei passi in avanti compiuti in questi anni dalla Rossa di Borgo Panigale, che pur potendo contare su risorse economiche più limitate e su una potenza di fuoco nettamente inferiore, grazie alla sua inventiva e alla sua fantasia tecniche si è guadagnata di diritto il suo posto tra i colossi delle due ruote. Tanto da arrivare quest’anno ad ambire legittimamente al filotto MotoGPSuperbike, fino ad oggi riuscito solamente a Honda (1989, 1997 e 2002) e Yamaha (2009).

Fabrizio Corgnati