Caso Cucchi, 8 carabinieri accusati: “Chiamati a rispondere delle loro responsabilità”

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Stefano Cucchi
Stefano Cucchi (foto dal web)

La Procura di Roma ha inviato l’avviso di conclusione indagini relativa all’inchiesta sui depistaggi e l’occultamento di prove sulla morte di Stafano Cucchi. Otto Carabinieri, rischiano quindi di essere rinviati a processo con l’accusa di falso e favoreggiamento.

La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla morte di Stefano Cucchi, relativamente all’inchiesta sul depistaggio e l’occultamento di prove che sarebbe stato messo in atto da alcuni militari dell’Arma dei Carabinieri. Le accuse, nello specifico  si riferiscono alle probabili manipolazioni delle relazioni di servizio del 2009 (dopo la morte di Cucchi avvenuta il 22 ottobre 2009 nell’ospedale Pertini una settimana dopo l’arresto) e alle mancate consegne dei documenti richiesti dalla magistratura nel 2015, quando fu avviata la seconda indagine dopo l’assoluzione degli agenti penitenziari nel primo processo. Il provvedimento a firma congiunta del Pubblico Ministero di Roma, Giovanni Murà, e del Procuratore Giuseppe Pigantone, è stato emesso, infatti, nei confronti di 8 militari dell’Arma dei Carabinieri, dal grado di Generale in giù. Ora i carabinieri rischiano di essere rinviati a giudizio con l’accusa di falso ideologico e favoreggiamento.

Le accuse della Procura di Roma: 8 i carabinieri indagati

Tra gli indagati, a cui vengono contestate le più disparate accuse tra cui falso, favoreggiamento, calunnia ed omessa denuncia, spuntano i nomi del Generale Alessandro Casarsa e quello del Colonnello Lorenzo Sabatino. L’avviso è stato recapitato anche a Francesco Cavallo (all’epoca dei fatti Tenente Colonnello capo ufficio del comando del Gruppo Roma), Luciano Soligo (all’epoca Maggiore e comandante della Compagnia Montesacro), Massiliano Colombo Labriola (all’epoca comandante della stazione di Tor Sapienza), Francesco Di Sano (all’epoca in servizio a Tor Sapienza), Tiziano Testarmata (comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo) e il carabiniere Luca De Cianni.

Secondo la Procura di Roma, i carabinieri per garantirsi l’impunità, avrebbero redatto prima una nota dove attribuivano il malessere di Cucchi a freddo e magrezza, in cui si leggeva: “Cucchi riferiva di essere dolorante alle ossa sia per la temperatura fredda/umida che per la rigidità della tavola del letto ove comunque aveva dormito per poco tempo, dolenzia accusata per la sua accentuata magrezza” omettendo le difficoltà a camminare accusate da Cucchi. Poi avrebbero prodotto una seconda nota, datata 26 ottobre, sottoscritta sotto induzione ad avviso della Procura di Roma, dal carabiniere Gianluca Collicchio, che al momento non sembrerebbe essere tra gli indagati, in quest’ultima si leggeva: “Uno stato di malessere generale, verosimilmente attribuito al suo stato di tossicodipendenza”. Secondo l’accusa, l’attività di modifica delle relazione e l’occultamento di alcuni documenti, sarebbe servito per non far emergere il “violentissimo pestaggio” subito da Stefano Cucchi a seguito del suo arresto, quando si trovava nella stazione dei Carabinieri in cui avvenne il suo fotosegnalamento.

La Procura non ha dubbi: “Storia costellata da falsi

Il Pm Musarò, in aula, si era espresso sulla vicenda dicendo: “Questa storia è costellata di falsi subito dopo il pestaggio ed è proseguita in maniera ossessiva subito dopo la morte di Cucchi. C’è stata un’attività di inquinamento probatorio indirizzando in modo scientifico prove verso persone che non avevano alcuna responsabilità e che sono state sottoposte a giudizio fino in Cassazione e ora sono parte civile perché vittime di calunnie“. Nel capo di imputazione formulato dall’accusa, infatti, si legge che: “Casarsa, rapportandosi con Soligo, sia direttamente sia per il tramite di Cavallo, chiedeva che il contenuto della prima annotazione  fosse modificato nella parte relativa alle condizioni di salute di Cucchi“. E sarebbe proprio da questo falso che sarebbero partiti poi tutti gli altri, tant’è vero che, si legge sempre nel capo di imputazione, proprio Cavallo, “rapportandosi direttamente sia con Casarsa sia con Soligo chiedeva a quest’ultimo che il contenuto di quella prima annotazione fosse modificato“. Soligo, all’epoca Maggiore e comandante della Compagnia Montesacro, sempre secondo i Pm, “veicolando una disposizione proveniente dal Gruppo Roma ordinava a Di Sano, anche per il tramite di Colombo Labriola, di redigere una seconda annotazione di servizio, con data falsa del 26 ottobre 2009 nella quale si attestava falsamente che ’Cucchi riferiva di essere dolorante alle ossa sia per la temperatura fredda/umida che per la rigidità della tavola del letto ove comunque aveva dormito per poco tempo, dolenzia accusata per la sua accentuata magrezza omettendo ogni riferimento alle difficoltà di deambulare accusate da Cucchi“.

Parla Ilaria Cucchi: “È un’enorme vittoria per la nostra famiglia e la nostra giustizia

A seguito della notizia della chiusura delle indagini, la sorella del geometra romano, Ilaria Cucchi, ha dichiarato: “In questi momenti di difficoltà emotiva per la nostra famiglia è di conforto sapere che coloro che ci hanno provocato questi anni di sofferenza in processi sbagliati verranno chiamati a rispondere delle loro responsabilità. È un’enorme vittoria per la nostra famiglia e la nostra giustizia“.

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