Gigi Dall'Igna
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MotoGP, Gigi Dall’Igna sicuro: “In appello ci daranno ragione”

Andrea Dovizioso si è reso protagonista di una splendida vittoria in Qatar ma, dopo l’appello dei quattro costruttori, restano ancora da convalidare i 25 punti per il pilota Ducati. Al centro di una diatriba è finito il dispositivo montato sul forcellone posteriore della GP19, secondo cui genererebbe carico aerodinamico contro quanto previsto dal regolamento.

I vertici Ducati, in primis Gigi Dall’Igna, si dicono fiduciosi per la sentenza della Corte di Appello della FIM, in quanto l’appendice è stata montata in seguito all’approvazione del direttore tecnico MotoGP Danny Aldridge, con conseguente circolare inviata agli altri team. “Questa è la prima volta che alcuni team decidono di fare un reclamo contro un’altra squadra sulla base di un dubbio tecnico – ha detto Dall’Igna a MotoGP.com -. E’ un comportamento che segna una evidente differenza rispetto al passato, una differenza negativa. E’ stato messo in discussione il Direttore Tecnico del Campionato, che è l’unica entità che per regolamento FIM può decidere se un particolare montato sulla moto è legale oppure no. Così si rischia di far diventare la MotoGP ‘un far west nel quale si è anche ammazzato lo sceriffo’. Si rischia di avere un ricorso ad ogni gara”.

Dichiarazioni già enunciate giorni fa in un’intervista a Sky Sport MotoGP quelle del Direttore Generale di Ducati Corse. “Noi siamo tranquilli che il nostro operato rispetti perfettamente il regolamento tecnico. Siamo convinti e fiduciosi che anche in appello ci verrà data ragione”, ha rimarcato Gigi Dall’Igna che non esclude, in caso di sentenza sfavorevole, di ricorrere alla Corte Arbitrale dello Sport. “All’interno della FIM i gradi di giudizio finiscono alla Corte d’Appello. Dopo si deve andare al CAS, che è il tribunale sportivo arbitrale, ma in questo caso si esce dal perimetro della Federazione, e non è mai un bel segnale per il nostro ambiente. Noi siamo sereni perché convinti di essere stati corretti ed avere rispettato il regolamento e non vediamo i motivi per cui la corte d’appello dovrebbe decidere in modo diverso”.