La Ferrari di Sebastian Vettel ferma ai box del GP d'Australia di F1 2019 (Foto Ferrari)
La Ferrari di Sebastian Vettel ferma ai box del GP d’Australia di F1 2019 (Foto Ferrari)

F1 | Ferrari SF90 al microscopio: cosa ha funzionato (e cosa no) sulla vettura

Deludente, ma comunque promettente. È il paradosso della Ferrari SF90, almeno giudicando da come l’abbiamo vista all’opera nel Gran Premio d’Australia che ha inaugurato la stagione di Formula 1 2019. Perché gettare via il proverbiale bambino con l’acqua sporca sarebbe l’errore più grave che la Scuderia di Maranello potrebbe compiere, se si facesse trascinare dai facili allarmismi sollevati dalla sua deludente prestazione di domenica. Invece no: ad un’analisi più approfondita e meno frettolosa, si scopre che la vettura si è indubbiamente rivelata inadatta alle caratteristiche della pista di Melbourne, ma ha anche lasciato intravedere un potenziale che, se adeguatamente sviluppato, potrebbe consentire alla Rossa di riscattarsi molto presto.

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Ferrari SF90, cosa funziona

All’apparenza, sembra difficile trovare qualche elemento da salvare, in una macchina che ha preso sette decimi di distacco in qualifica e quasi un minuto in gara dalla diretta concorrente. Eppure, valutando bene la prestazione della Ferrari SF90, si scoprono dei punti di forza che, per quanto poco evidenti nel Gran Premio d’Australia, potranno comunque fare la differenza su altri circuiti più amici.

Il carico aerodinamico: che il livello fosse buono lo avevamo scoperto fin dai test pre-campionato, e certamente non può essere sparito in sole due settimane. È vero, però, che il design di questa monoposto è stato concepito in modo tale da dare il meglio di sé nelle curve veloci. Meno adatta, dunque, ad un circuito atipico come quello di Melbourne, fatto soprattutto di staccate e di trazione. Da ottimizzare, insomma, non è tanto il carico aerodinamico quanto il suo bilanciamento, come chiariremo meglio più avanti.

La potenza del motore: è finita nel mirino delle critiche per il sorpasso che Sebastian Vettel ha subìto da Max Verstappen (con una Red Bull equipaggiata dal sottovalutatissimo propulsore Honda) in piena accelerazione. Anche le velocità di punta non sono state eccezionali all’Albert Park, come del resto non lo erano state nemmeno durante le prove al Montmelò. Ma la realtà, dati alla mano, parla di una power unit Ferrari che, se messa a punto in modo corretto, è assolutamente in grado di lottare ad armi pari con il motorone Mercedes. I problemi, insomma, non vanno ricercati su questo fronte.

Ferrari SF90, cosa non funziona

Abbiamo visto che non tutto è da buttar via, nell’ultima nata di Maranello. Eppure, per giustificare un risultato così pesante in pista, bisogna soprattutto mettere in evidenza i talloni d’Achille che hanno controbilanciato gli aspetti positivi, resi ancora più decisivi dalle peculiari caratteristiche del tracciato.

L’equilibrio aerodinamico: come detto il carico non manca, semmai quello che va ancora messo a posto è il suo bilanciamento. Non basta, infatti, che la macchina generi depressione: occorre anche che il comportamento sia costante alle varie velocità, altrimenti le sensazioni restituite al volante diventano talmente imprevedibili che per il pilota guidare risulta pressoché impossibile. Proprio questo hanno lamentato Vettel e Leclerc nel corso del weekend: specialmente alle basse velocità, la forza non si riusciva a scaricare sulle quattro gomme e quindi mancava inserimento in curva e soprattutto trazione.

Il telaio: questa è probabilmente la nota più dolente di tutto il Gran Premio. Niente di irrisolvibile, intendiamoci, ma gli ingegneri di Maranello, guidati da Mattia Binotto, avranno il loro bel da fare per migliorare l’aderenza meccanica di questa vettura. Anche sotto questo fronte, la pista non ha aiutato, perché il suo asfalto particolarmente scivoloso non garantiva sufficiente grip. Ma il problema principale ha riguardato proprio la regolazione delle sospensioni, che non si è rivelata abbastanza precisa da portare le gomme nella loro finestra ideale di utilizzo. E il risultato si è visto durante le qualifiche e la gara.

I timori sull’affidabilità: le preoccupazioni erano nate per via delle troppe rotture occorse nella seconda settimana di test pre-campionato. Per questo motivo sono circolate delle voci (non confermate) che la Ferrari abbia preferito andare sul sicuro, limitando il suo motore per prevenire eventuali surriscaldamenti. Questo potrebbe giustificare i ritardi in accelerazione e velocità di punta visti domenica, inspiegabili se si considera che il propulsore, come abbiamo detto, non deficita certamente di potenza. Ma su questo punto dobbiamo limitarci alle semplici ipotesi…

Fabrizio Corgnati