Imane Fadil
Imane Fadil (Getty Images)

La 34enne Imane Fadil, morta in circostanze sospette, era una super testimone all’interno del processo “Ruby Ter” contro Silvio Berlusconi. Questo filone processuale ha ad oggetto la presunta compravendita da parte dell’ex Cavaliere di alcuni testimoni che hanno deposto nei processi “Ruby” e “Ruby bis”.

Imane Fadil, 34enne di origine marocchine, è morta in circostanze sospette lo scorso 1 marzo all’ospedale Humanitas di Rozzano. La donna era considerata una super testimone all’interno del processo contro Silvio Berlusconi denominato “Ruby Ter”. Il procedimento ha ad oggetto la presunta compravendita di testimoni, azionata da Silvio Berlusconi, nei processi “Ruby” e “Ruby bis”. Secondo l’accusa, l’ex Cavaliere avrebbe, infatti, corrotto alcune delle donne che parteciparono alle ormai note cene nella sua villa di Arcore al fine di indurle a mentire nei processi. La notizia della morte della donna, ora al centro dell’attenzione mediatica, è stata divulgata solo venerdì 15 marzo ed ora la procura di Milano, secondo alcune autorevoli fonti, avrebbe aperto un’indagine per omicidio volontario. Secondo alcune indiscrezioni trapelate, la ragazza sarebbe morta per avvelenamento. La storia però non ha caratteri molto nitidi.

Il ricovero in ospedale e le ipotesi sul decesso

Imane Fadil è stata ricoverata all’Humanitas di Rozzano (Milano), come dichiarato dallo stesso ospedale in una nota ufficiale, il 29 gennaio scorso in condizioni molto gravi. La donna, nonostante sia stata seguita da un equipe multidisciplinare che ha provato ogni sorta di intervento per poterle salvare la vita, è deceduta. La Procura ha quindi disposto il sequestro di tutta la documentazione medica e del corpo della ragazza per poter eseguire l’autopsia, nonché di effettuare un’analisi tossicologiche del sangue della donna. L’ospedale, sempre all’interno della propria nota ha dichiarato: “Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti e lo ha prontamente comunicato agli inquirenti. Per rispetto della privacy e dell’indagine in corso, Humanitas non rilascerà ulteriori commenti su nessun aspetto di questa vicenda”. La Procura di Milano non ha reso noti gli esiti dell’esame né ha rilasciato dichiarazioni riguardo al caso. Il procuratore capo di Milano, Francesco Greco ha infatti parlato esclusivamente di un aspetto, ossia che vi sarebbero diverse anomalie nelle cartelle cliniche della donna e che era stata la stessa Fadil a sospettare di essere stata avvelenata. Secondo quanto riportato dall’ANSA, ma non confermato da fonti ufficiali, gli esami avrebbero rivelato che la donna avrebbe assunto un “mix di sostanze radioattive”.

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