F1 GP Australia, le pagelle: i primi promossi e bocciati della stagione 2019

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Il podio del GP d'Australia di F1 2019: Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Max Verstappen (Foto Mercedes)
Il podio del GP d’Australia di F1 2019: Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Max Verstappen (Foto Mercedes)

Il trionfo inaspettato di Valtteri Bottas, la doppietta della Mercedes, la Ferrari fuori dal podio. Non mancano certo gli spunti di riflessione, dopo il Gran Premio d’Australia che ha inaugurato la stagione di Formula 1 2019. Anzi, questo ordine d’arrivo così diverso dai pronostici della vigilia apre le porte alle prime significative valutazioni sul lavoro delle squadre e dei piloti in questo inizio di campionato. È proprio quello che abbiamo fatto noi di TuttoMotoriWeb.com con queste pagelle, che riservano alcune promozioni impreviste ma anche tante deludenti bocciature.

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Valtteri Bottas: voto 10. Il pilota più inatteso, ma anche quello che ha saputo meglio interpretare il Gran Premio d’Australia. Fulminante al via, martellante con il suo passo gara, regolare nell’amministrare le gomme. Talentuoso fin dalle categorie inferiori, oggi ha finalmente messo in mostra quella cattiveria agonistica che finora in Formula 1 si era vista troppo di rado. E la conferma definitiva è arrivata con il sonoro e meritato “vaffa…” che ha rifilato ai suoi critici via radio dopo la bandiera a scacchi.

Mercedes: voto 9. Doppietta alla prima gara dell’anno, cosa si potrebbe volere di più? Zitta zitta, nei test pre-campionato è effettivamente partita in ritardo rispetto alla Ferrari, ma ha lavorato sodo e velocemente, e i risultati si sono visti in brevissimo tempo. Non si vincono cinque campionati del mondo consecutivi per caso.

Max Verstappen: voto 9. La sua velocità non è mai stata in discussione, la sua maturità eccome. Ma il suo era un limite facilmente giustificabile con l’età: lo dimostra il fatto che il baby fenomeno olandese sta migliorando con il passare del tempo, come ogni buon vino. Al suo piede pesante ora sembra aver finalmente affiancato anche una testa pensante. Messa così, è candidato non solo ad essere il caposquadra indiscusso della Red Bull, ma anche a togliersi qualche soddisfazione durante il campionato.

Honda: voto 9. Da motore più disastroso della Formula 1 è diventato il più sorprendente. Nel Gran Premio d’Australia non ha evidenziato nessuno dei suoi annosi problemi: né di affidabilità (tutte e quattro le sue macchine arrivate al traguardo), né di potenza (Verstappen si è preso il lusso di superare Vettel in accelerazione). Ciliegina sulla torta: il primo podio dal 2008. E ora, chissà dove può arrivare.

Lewis Hamilton: voto 7,5. Il secondo posto (in concomitanza con il quarto di Sebastian Vettel) vale oro in prospettiva di classifica, ma quello di Melbourne non è certamente stato il miglior Hamilton che abbiamo mai visto. Il danno al fondo vettura e la decisione sconsiderata del muretto di marcare la strategia della Ferrari non lo hanno aiutato, ma il distacco così netto patito dal suo compagno di squadra deve necessariamente spingerlo a dare di più.

Charles Leclerc: voto 7. Chi si aspettava i fuochi d’artificio fin dal suo primo Gran Premio in rosso è rimasto deluso. Ma forse era fin troppo ingiusto pretenderli da lui immediatamente. Ha ancora bisogno di prendere le misure di un top team e di una macchina da adattare alle sue caratteristiche. Diamogli tempo prima di valutarlo per davvero.

Antonio Giovinazzi: voto 6,5. Da migliorare le sue qualifiche, ma in gara dimostra grinta da vendere quando si difende nei duelli diretti. Il deficit di esperienza dal suo compagno di squadra Kimi Raikkonen è ovviamente notevole, ma il nostro Bon Giovi ha già fatto vedere di essere un osso duro. E, per adesso, va bene così.

Pierre Gasly: voto 5,5. Dopo aver sfasciato due macchine nei test, sbaglia sia in qualifica che in gara, quando rientra in pista a seguito della sosta ai box. Lontanissimo dal suo capitano Verstappen e a dir poco deludente: non certo il miglior modo di esordire con la Red Bull.

Ferrari: voto 5,5. La superiorità tecnica dimostrata nei test F1 è sparita, e questo si può giustificare con lo scarso feeling della monoposto rossa con il circuito dell’Albert Park. Ma la gestione lacunosa della strategia e delle gomme, invece, è imperdonabile. Poteva essere una sconfitta, invece si è subito trasformata in una batosta. Occorre subito una pronta svolta in Bahrein.

Sebastian Vettel: voto 6. La Ferrari non lo aiuta, lui non fa la differenza. Si limita a fare una gara decente, senza apparentemente capirci troppo dei motivi per cui si ritrova così lento. Speriamo solo che non sia stato lui a chiedere che Charles Leclerc non lo superasse sul finale, altrimenti saremmo seriamente preoccupati per la sua tenuta psicologica.

Daniel Ricciardo: voto 5. Scatta a molla, mette due ruote sull’erba, becca un dosso e distrugge l’ala anteriore. Poi cerca di proseguire la gara nelle retrovie, ma dopo 28 giri si deve ritirare per un surriscaldamento. Aggiungeteci il fatto che in qualifica è finito dietro al suo compagno di squadra Nico Hulkenberg e il quadro di un deludente GP di casa (e di debutto con la Renault) è completo. Finché veniva battuto da Verstappen alla Red Bull poteva passare, ma ora non ha più giustificazioni.

McLaren: voto 5. Per tre stagioni di fila hanno attribuito ostinatamente tutte le responsabilità alla Honda. Ora il motorista giapponese sale sul podio, mentre sulla macchina di Carlos Sainz anche il nuovo propulsore Renault va in fumo per la rottura della Mgu-K. Forse è arrivato il momento di fare un po’ di sano mea culpa.

Robert Kubica: voto 4,5. Ci piange il cuore a vederlo così, perché ce lo ricordiamo al suo apice, quando era uno dei migliori piloti della F1. Ora langue a fondo classifica: colpa della Williams che ha costruito una macchina scandalosa, ma anche sua che si qualifica dietro al non irresistibile compagno di squadra e debuttante Russell. Merita tutti gli applausi per la forza di volontà che ha dimostrato nel tornare a correre, ma ora deve dimostrare qualcosa anche in pista, altrimenti questo bel sogno si trasformerà presto in un incubo.

Fabrizio Corgnati