Maverick Vinales davanti a Valentino Rossi sulla Yamaha nel GP del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Yamaha)
Maverick Vinales davanti a Valentino Rossi sulla Yamaha nel GP del Qatar di MotoGP 2019 (Foto Yamaha)

MotoGP | Valentino Rossi aveva ragione anche stavolta (purtroppo per Yamaha)

Quarant’anni d’età, e venticinque di esperienza nel Motomondiale, varranno pure qualcosa. È proprio per questo che Valentino Rossi, seppur invecchiato, fisicamente meno esplosivo, senza più i riflessi di un ventenne, continua a meritarsi sul campo i galloni di capitano della Yamaha, di punto di riferimento indiscusso della Casa dei Diapason. Non parliamo solo della sua eterna classe che, anche domenica scorsa in Qatar, gli ha permesso di riemergere in gara e di mettersi alle spalle il suo compagno di squadra Maverick Vinales, letteralmente scomparso dopo la pole position. Ma del fatto che, ancora una volta, l’andamento della M1 ha dimostrato, senza tema di smentita, che era stato Vale a vederci più lungo. Che il Dottore aveva azzeccato la sua diagnosi, anche stavolta.

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Maverick Vinales rapido, Valentino Rossi redditizio

Vinales aveva effettivamente illuso: era andato forte nei test pre-campionato, fortissimo in qualifica a Losail. E questi iniziali lampi lo avevano fatto ricascare nel suo solito vizio: l’entusiasmo prematuro. “Questa è la miglior Yamaha che abbia mai guidato”, aveva dichiarato esplicitamente Top Gun, lasciando così intendere che gli annosi problemi tecnici della moto di Iwata fossero ormai dietro le spalle. Valentino Rossi, dal canto suo, si era timidamente permesso un approccio più cauto: apprezzando, sì, la riorganizzazione umana e la maggior propositività espresse dai vertici giapponesi, ma anche ricordando come la strada per ricucire il distacco ormai aperto nei confronti di Honda e Ducati fosse ancora lunga.

I maligni si erano affrettati a rispondere che il nove volte iridato stava solo cercando una scusa per giustificare il suo ritardo da Vinales. Invece, alla domenica, ancora una volta ha avuto ragione lui. Maverick ha pagato la sua incostanza di rendimento, e la scarsa efficacia nei primi giri, venendo rapidamente risucchiato dalla pancia del gruppo. Rossi ha sfoderato l’ennesima delle sue magie da gara, sfruttando le sue doti da staccatore selvaggio per rimontare fino al quinto posto. Ma soprattutto a fare notizia sono stati, come sempre, i limiti strutturali della M1.

Yamaha come nel 2018

In poche parole, la scarsa aderenza al posteriore, che produce come risultati un’eccessiva usura delle gomme e la perdita di accelerazione all’apertura del gas. Ma anche un deficit di velocità di punta in fondo al rettilineo, proprio quello che ha impedito a Vinales di difendersi dagli attacchi degli avversari con la stessa competitività che aveva dimostrato girando in solitaria. “Ci ritroviamo allo stesso livello del 2018”, è l’amara constatazione di Valentino Rossi, confermata anche dall’ordine d’arrivo del Gran Premio del Qatar, che proprio come un anno fa lo ha visto giungere al traguardo a poco più di sei decimi dal migliore. Ma non dimentichiamo che quella di Losail è storicamente una pista amica della Yamaha, dunque questo passivo in futuro rischia di aumentare ancora.

Insomma, il marchio del Sol Levante si deve rassegnare: non esistono scorciatoie per uscire dal limbo in cui si è infilata ormai due stagioni orsono. L’unica chance è quella di rimboccarsi le maniche, continuare a lavorare sodo, e affidarsi alla credibilità di chi fornisce le giuste indicazioni e sa quale direzione va imboccata. E, sotto questo profilo, ci dispiace caro Maverick Vinales, l’uomo che risponde a questo identikit rimane sempre e solo Valentino Rossi.

Fabrizio Corgnati