Troppo brutta per essere stuprata: giudici assolvono due ragazzi

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Tribunale
Tribunale (Getty Images)

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Ancona con cui i giudici avevano assolto due ragazzi dall’accusa di stupro perché la vittima non sarebbe risultata avvenente.

Tre giudici della Corte d’Appello di Ancona, ribaltando la sentenza di primo grado, hanno assolto due giovani accusati di violenza sessuale su una ragazza peruviana di 22 anni. L’episodio è accaduto la notte del 9 marzo 2015, ma secondo la Corte la ragazza non sarebbe stata stuprata, in quanto era troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di attrazione sessuale. Questa la motivazione con cui i giudici d’Appello hanno ribaltato la sentenza emessa in primo grado nei confronti di John Harry Melendez e Luis Choque Garcia che erano stati condannati a 5 e 3 anni di reclusione.

La ricostruzione dei fatti e le sentenze

Il 10 marzo 2015 una ragazza peruviana si è recata in ospedale accompagnata dalla madre. Alla giovane, che lamentava forti dolori, i medici avevano diagnosticato una lacerazione profonda nelle parti intime tanto da dover ricorrere ad un intervento chirurgico di ricostruzione. Alle domande degli operatori sanitari su come si fosse provocata quella ferita, la giovane ha risposto dicendo di essere stata stuprata la sera prima nel parco di Via Ragusa al Piano di Ancona. Dopo essere stata operata, la ragazza ha sporto denuncia contro i due giovani che avevano abusato di lei: John Harry Melendez e Luis Choque Garcia, entrambi 19enni all’epoca del fatto.

Il processo di primo grado si era concluso con una condanna a 5 e 3 anni nei confronti dei due imputati, i quali hanno proposto appello. I giudici di secondo grado, hanno ribaltato totalmente la sentenza di primo grado, assolvendo i due ragazzi con una motivazione che ha fatto molto discutere. Secondo la Corte d’Appello di Ancona, infatti, la ragazza era troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di attrazione sessuale. La sentenza è stata impugnata in Cassazione dal Procuratore Generale dove è stata annullata e rinviata ad un’altra corte d’Appello, quella di Perugia, affinché si ripeta il processo.

Le motivazioni che hanno fatto discutere: da vittima a carnefice

I giudici della Corte d’Appello di Ancona si erano espressi ribaltando la sentenza di primo grado, ma se questo è un qualcosa di ordinario, di certo non lo sono state le motivazioni. Per i giudici la ragazza, definita “la scaltra peruviana“, aveva un aspetto poco gradevole, tanto da non poter essere oggetto di desiderio sessuale. Nelle conclusioni, anzi, si legge che probabilmente sarebbe stata proprio la ragazza ad organizzare la “nottata goliardica“. Secondo i giudici la giovane 22enne non era per nulla apprezzata dagli imputati e ciò era confermato dal fatto che sul cellulare di uno dei due ragazzi il suo numero era registrato come Nina il Vikingo. Numerosi quindi i passi della sentenza in cui la 22enne non è stata ritenuta vittima di abusi a causa del suo aspetto fisico e in cui i giudici hanno dimostrato di non credere alla versione della ragazza.

La parola alle parti: “Evitare che nei processi l’uso delle parole costituisca ulteriore violenza per la vittima

Le motivazioni della sentenza hanno sicuramente scosso le parti in causa. A parlare è stata l’avvocato della giovane 22enne la quale ha dichiarato: “Questa ragazza è apparsa molto credibile. Non ha subito parlato di stupro come per trovare una scusa con la madre per essere rientrata tardi. Ha detto che forse il rapporto è iniziato in maniera consenziente ma che a un certo punto ha chiesto che fosse interrotto. Sentiva un grande dolore“. Prosegue il legale: “Ricorda solo che era stata accompagnata a casa da uno dei due, il complice. Molto alta era la concentrazione di benzodiazepine trovata nel suo sangue. Era imbambolata, con un torpore micidiale, livelli altissimi anche dopo tre o quattro giorni. In casa non avevano quella sostanza“. Dello steso avviso è stato il Procuratore Generale della Corte d’Appello Sergio Sottani il quale ha dichiarato “Bisogna evitare che nei processi l’uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime. Ritenere che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore nei confronti della vittima possa rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di responsabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta“.  A seguito della motivazione della Corte d’Appello, sono insorte le femministe di Rebel Network ed il Comitato Marche Pride assieme alle associazioni promotrici Cgil, Cisl e Uil, i quali hanno espresso totale indignazione, decidendo di organizzare un flash mob sotto la sede della Corte d’Appello di Ancona.

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