Ducati, vittoria decisa a tavolino: se il GP Qatar si chiude in tribunale

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L'aletta Ducati sotto al forcellone oggetto del ricorso alla Federazione (Foto Ducati)
L’aletta Ducati sotto al forcellone oggetto del ricorso alla Federazione (Foto Ducati)

MotoGP | Ducati, vittoria decisa a tavolino: se il GP Qatar si chiude in tribunale

Quando lo sport si trasforma in politica. Per sapere se Andrea Dovizioso ha effettivamente vinto il Gran Premio del Qatar bisognerà lasciare la pista di Losail, rientrare in Europa e attendere ancora qualche giorno. Il suo successo è infatti sub judice, per via di un ricorso pendente alla corte d’appello della Federazione motociclistica internazionale. Come a dire che la Ducati, dopo aver trionfato in pista, ora dovrà ripetere il suo successo anche in tribunale prima di poter esultare davvero.

Il caso riguarda l’aletta montata sotto al forcellone della Desmosedici. Per la Casa bolognese serve solo a raffreddare la gomma e a proteggerla dai detriti, o al limite a smaltire l’acqua in caso di pioggia. Honda, Suzuki, Aprilia e Ktm (ovvero tutti i marchi rivali, tranne la Yamaha) hanno invece protestato alla direzione gara sostenendo che abbia una funzione aerodinamica, espressamente proibita dal regolamento. Sulla questione i giudici si sono espressi già sul posto, a Losail, dopo un’udienza di quasi un’ora, dando ragione alla Ducati. Ma, evidentemente, gli avversari non erano ancora convinti: così hanno presentato appello e la questione è stata rimandata in attesa che vengano raccolte nuove prove.

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La scomoda creatività della Ducati

Le innovazioni tecnologiche del genio Gigi Dall’Igna, insomma, continuano a dare fastidio ai rivali. Era accaduto con le alette, contro le quali Honda, Yamaha e Suzuki si erano opposte prepotentemente, tanto da far cambiare il regolamento, salvo poi adottarle pure loro una volta che le nuove regole furono fissate. E poi con la temperatura della benzina, con il serbatoio, con la piattaforma inerziale che avrebbe variato i dati della centralina unica. In ognuno di questi casi, i concorrenti hanno accusato più o meno velatamente di illegalità la Casa di Borgo Panigale, provando (e spesso riuscendo) a far proibire queste inedite soluzioni. Ma perché, invece di perdere tutto questo tempo sulle carte bollate, i tecnici delle altre squadre non si ingegnano a cercare anche loro delle novità altrettanto efficaci?

Meglio la pista dei tribunali

La domanda sorge spontanea, specialmente alla luce di quest’ultimo episodio. Già, perché la famigerata appendice non è comparsa improvvisamente il giorno della gara, ma era stata provata nei test della settimana scorsa da Petrucci e Miller, e solo alla fine adottata questo weekend anche da Dovizioso. Addirittura il reparto tecnico della Federazione aveva già omologato questa pinna e, otto giorni fa, il direttore tecnico Danny Aldridge aveva diramato un’ulteriore chiarimento sulla questione a tutti i team. Il fatto che si sia attesa la bandiera a scacchi della gara per fare ricorso, dunque, solleva il legittimo sospetto che la vera intenzione di Honda e compagni non fosse quella di sgombrare il campo dai dubbi, ma proprio quella di decidere l’ordine d’arrivo del GP a tavolino. E questo non fa certamente onore al mondo della MotoGP.

Prima ancora degli addetti ai lavori, sono gli appassionati a chiedere regole certe, che rendano subito evidente chi vince e non lascino spazio a sotterfugi legali di sorta, che servono soltanto a complicare inutilmente e incomprensibilmente la situazione. Proprio come accade in altri sport, Formula 1 in testa, che infatti anche per questo motivo hanno fatto disamorare molti spettatori. Il Motomondiale stia attento a non fare la stessa fine. Per il momento, intanto, sta già scrivendo una brutta pagina della sua storia.

Fabrizio Corgnati