Valentino Rossi e il decimo Mondiale: perché può farcela (e perché no)

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Valentino Rossi (Foto Yamaha)
Valentino Rossi (Foto Yamaha)

MotoGP | Valentino Rossi e il decimo Mondiale: perché può farcela (e perché no)

Un miraggio, un’ossessione, una maledizione. O piuttosto, per alcuni, semplicemente un obiettivo da perseguire: e, tra questi alcuni, va sicuramente annoverato anche lui, il diretto interessato. Valentino Rossi si prepara ad inseguire il famigerato e sfuggente decimo campionato del mondo. Anche in questa stagione, la sua ventiquattresima nel Mondiale, la ventesima nella classe regina, dove ha già conquistato il record assoluto di vittorie di tutti i tempi, con 89 successi.

Alla vigilia del primo semaforo verde dell’anno, con il Gran Premio del Qatar in programma questo fine settimana, il Dottore si è detto cauto, ma anche fiducioso che la rivoluzione tecnica compiuta nel corso dell’inverno dalla sua Yamaha lo abbia messo finalmente nelle giuste condizioni per lottare con le avversarie Honda e Ducati. Ma tutti questi ingredienti basteranno davvero a riportare il fenomeno di Tavullia sul tetto del mondo per la decima volta in carriera? A questa domanda, quella che si pongono tutti i milioni di tifosi che lo seguono in tutto il mondo, TuttoMotoriWeb.com ha provato ad azzardare le possibili risposte. Mettendo in fila i buoni motivi per cui Valentino Rossi può farcela. Oppure no.

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Valentino Rossi campione del mondo? Perché no

La prima ragione nel campo degli scettici viene dalle statistiche. L’ultima vittoria di Valentino Rossi risale addirittura a ventisette gare fa (Gran Premio di Assen 2007), l’ultimo titolo mondiale al 2009, ovvero esattamente dieci stagioni or sono. E poi c’è il numero più pesante di tutti: cioè l’età, quei quaranta compiuti il mese scorso e che, prima o poi, inizieranno inevitabilmente a fargli pagare un prezzo in termini di risultati. Perfino un highlander come lui non può più contare sulla freschezza, sulla forza fisica e sulla rapidità di riflessi dei suoi rivali che hanno (quasi) la metà dei suoi anni. Forse non a caso, nei test pre-campionato, il suo compagno di squadra Maverick Vinales (ovvero il suo primo avversario per definizione) è stato costantemente più veloce di lui, sia sul giro secco che sul passo gara. E, se alziamo lo sguardo, includendo nell’equazione anche i piloti delle altre squadre, allora non possiamo fare a meno di sottolineare che la Honda e la Ducati appaiono ancora superiori alla sua Yamaha. Soprattutto in termini di velocità di punta, che rappresenta tuttora il principale tallone d’Achille della M1.

Valentino Rossi campione del mondo? Perché sì

Però, con Valentino Rossi c’è sempre di mezzo un però. Per quanto possa apparire in ritardo e in difficoltà durante le prove, il Dottore finora è sempre riuscito a portare a termine la sua magia, e a comparire alla domenica, in gara, insieme al gruppo dei migliori. Sarà la sua esperienza, sarà la sua motivazione, sarà la sua passione, sarà la sua dedizione al lavoro, fatto sta che il fenomeno di Tavullia di vincere ha ancora tanta fame, nonostante il palmares dei suoi ventitré anni di carriera lo rassicurerebbe che non abbia più nulla da dimostrare. Tanto che, alla fine della scorsa deludente stagione (la prima in assoluto senza neanche un successo, se si esclude il biennio nero della Ducati) ha battuto i pugni sul tavolo dei vertici del suo team, pretendendo una moto più veloce, più stabile e in generale all’altezza di un campionissimo come lui. La Yamaha gli ha dato retta: ha rinnovato il management, modificato la struttura dello staff, lavorato sodo anche di notte per progettare un mezzo rivoluzionato.

I risultati si sono visti: la M1 non ha ancora colmato tutto il suo ritardo, ma ha imboccato la strada giusta per uscire dal tunnel. Già durante l’inverno è apparsa più equilibrata in frenata, in ingresso e in percorrenza di curva. E tra le due ipotesi di motore provate nel corso del pre-campionato, i tecnici di Iwata alla fine avrebbero optato proprio per quello preferito da Vale: una giusta professione di fiducia nei confronti del loro veterano, ma anche un’altra freccia (tecnica) all’arco del numero 46. Insomma, non fatevi fregare dalla classifica finale dei test: Valentino Rossi ha ancora tutte le carte in regola per lottare con i migliori durante questo Mondiale MotoGP 2019. Per vincere dei Gran Premi. E magari, con un pizzico di fortuna, anche quel maledetto decimo titolo.

Fabrizio Corgnati