Iannone si gioca tutto: Aprilia è l’ultima spiaggia della sua carriera

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Andrea Iannone in sella alla Aprilia MotoGP 2019 (Foto Aprilia)
Andrea Iannone in sella alla Aprilia MotoGP 2019 (Foto Aprilia)

MotoGP | Iannone si gioca tutto: Aprilia è l’ultima spiaggia della sua carriera

Solo tre anni fa, Andrea Iannone sembrava uno dei piloti emergenti della MotoGP, lanciato verso una carriera irresistibile. Pilota ufficiale della Ducati, aveva appena vinto il suo primo Gran Premio nella classe regina, dopo aver conquistato ben tre terzi posti consecutivi in campionato in Moto2. Oggi, alla vigilia del suo esordio ufficiale con la tuta della Aprilia, si ritrova alle spalle già due grandi occasioni gettate al vento, per colpa di circostanze sfortunate ma anche delle sue personali responsabilità, e si appresta a vivere la terza chance della sua vita sportiva. Che, probabilmente, sarà anche l’ultima.

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Alti e bassi di Iannone

Alla fine del 2016, Iannone venne appiedato dalla Ducati, che preferì riconfermare il suo allora compagno di squadra Andrea Dovizioso come vicino di box del nuovo arrivato campione Jorge Lorenzo. Secondo le indiscrezioni che circolavano allora nel paddock, più che sulle prestazioni la decisione della Casa di Borgo Panigale si basò sulle risorse economiche: il Maniaco pretendeva un aumento di stipendio insostenibile per le casse della Rossa, che già si era svenata per ingaggiare il maiorchino. I risultati diedero ragione al marchio bolognese solo a metà: Lorenzo si rivelò inadatto alla Desmosedici, ma Dovizioso in compenso sbocciò, laureandosi per ben due volte vicecampione del mondo e diventando il ducatista più vincente dai tempi di Casey Stoner.

Iannone, intanto, si era riciclato alla Suzuki, un’altra squadra potenzialmente di successo (solo l’anno precedente aveva vinto il suo primo Gran Premio dal ritorno in MotoGP, grazie a Maverick Vinales) e che puntava fortemente sulla sua esperienza e sul suo talento per confermarsi ai vertici. La sua prima stagione si rivelò letteralmente disastrosa: un errore nella scelta del motore omologato durante l’inverno (dettato anche dalla scarsa conoscenza della nuova moto da parte di Andrea) condizionò in negativo l’esito di tutto il campionato. Nella seconda i risultati iniziarono a migliorare: il pilota di Vasto salì per tre volte sul terzo gradino del podio e una addirittura al secondo. Eppure, alla fine dell’anno, la Suzuki decise di non rinnovargli il contratto, preferendogli addirittura un debuttante assoluto: Joan Mir.

Il motivo del divorzio, ancora una volta, non aveva a che fare con la sua velocità in pista, ma con il suo comportamento fuori. Preso com’era dalla sua chiacchieratissima love story con Belen Rodriguez, che lo faceva comparire più spesso sulle pagine dei rotocalchi di gossip che su quelle dei giornali sportivi, non avrebbe garantito più alla Casa di Hamamatsu l’immagine pubblica che desiderava. Anzi, visto il suo carattere sempre più fumantino e nervoso, i suoi datori di lavoro si sarebbero fatti l’impressione che questo rapporto sentimentale così tormentato incidesse negativamente sulla sua serenità psicologica e per distrarlo dai suoi impegni sportivi. Così il 29enne ha dovuto ancora una volta trovarsi una sella nuova di zecca, e stavolta ad offrirgliela è stata la Aprilia.

La nuova avventura con Aprilia

La Casa di Noale, a sua volta, non è reduce da un campionato particolarmente positivo: nel 2018 è sembrata addirittura compiere dei passi all’indietro, dal punto di vista tecnico, rispetto ai promettenti progressi evidenziati nell’annata precedente. A complicare il quadro ci si è messa anche l’atmosfera interna: resa pesante dall’affaticamento del team principal Romano Albesiano (che a questo ruolo affiancava anche quello di direttore tecnico) e dai continui segnali di frustrazione, esplosi alla fine pubblicamente in veri e propri insulti, del secondo pilota Scott Redding. A queste problematiche il gruppo Piaggio ha cercato delle adeguate soluzioni: ingaggiando un nuovo amministratore delegato, Massimo Rivola, che consentisse ad Albesiano di concentrarsi solo sullo sviluppo ingegneristico, e un nuovo portacolori, Iannone appunto.

Il dubbio, però, è proprio questo: se il pilota abruzzese sia davvero quello giusto per rasserenare l’ambiente Aprilia. Alla Suzuki, i primi problemi di convivenza con Andrea erano nati proprio per via dei suoi continui ed evidenti malumori, e delle sue tensioni nei confronti dello staff. E anche a proposito delle sue continue distrazioni mondane, non è così chiaro se abbia o meno imparato la lezione: ai primi test dell’anno in Malesia, Iannone si è presentato con la faccia gonfia, che non gli permetteva di indossare comodamente il casco per via di un’infezione alla bocca, secondo alcuni conseguenza di un suo recente intervento di chirurgia estetica. Questo inconveniente, che con lo sport sembra non avere proprio nulla a che fare, è finito per costargli diversi giorni di prove pre-campionato, preziosi soprattutto per un pilota che ha di fronte a sé l’arduo compito di adattarsi ad un nuovo mezzo.

In Qatar, il vastese ha recuperato almeno parzialmente il tempo perduto, chiudendo i test non troppo indietro in classifica. Il suo feeling con la RS-GP va ancora migliorato, certo, ma il suo talento e il suo potenziale restano indiscutibili: gli stessi che avevano attirato su di lui gli occhi dell’intero paddock ai tempi della Ducati. Eppure l’impresa che lo attende in questo Mondiale 2019 è altrettanto notevole: Iannone è il primo pilota della Aprilia ad aver vinto in carriera una gara di MotoGP dai tempi della sfortunata apparizione di Marco Melandri nel 2015, si ritrova addosso la responsabilità di riportare in alto una marca che l’anno scorso ha chiuso ultima in classifica costruttori, e per giunta ha al suo fianco un compagno di squadra come Aleix Espargaro che conosce bene la moto e ha applicato tutta la sua proverbiale etica del lavoro allo scopo di far crescere la Casa di Noale.

Ce la farà Andrea Iannone a non deludere le aspettative della Aprilia e di tutti i tifosi italiani? Sarà il tempo a dircelo. Ma questo è realmente l’unico scenario che si può permettere. Se le cose non dovessero girargli così bene, e se finisse per ripetere gli errori caratteriali e comportamentali che ha già commesso nel suo recente passato, stavolta difficilmente troverebbe un’altra scuderia disposta a gettargli l’ennesimo salvagente. E così la carriera di quello che sembrava uno dei piloti più promettenti della nuova generazione della MotoGP potrebbe concludersi tristemente in una bolla di sapone.

Fabrizio Corgnati