Valtteri Bottas sulla Mercedes nei test F1 di Barcellona 2019 (Foto Mercedes)
Valtteri Bottas sulla Mercedes nei test F1 di Barcellona 2019 (Foto Mercedes)

F1 | Come sta (davvero) la Mercedes: è vera crisi o solo un bluff?

A che punto è (davvero) la Mercedes? Alla vigilia della partenza ufficiale della stagione di Formula 1 2019, è questa la domanda che circola con più insistenza tra gli addetti ai lavori del paddock. Che la Ferrari sia in una buona posizione per iniziare alla grande la stagione, infatti, è già una certezza. Ma i campioni del mondo in carica, invece? Sono davvero in crisi, come giura Lewis Hamilton: “La Ferrari è avanti di mezzo secondo, dobbiamo scalare una montagna per raggiungerla”? Oppure stanno mettendo in atto lo stesso bluff a cui ci hanno abituato già nelle passate stagioni: una partenza in sordina che prelude però ad un’irresistibile cavalcata iridata nel corso del campionato?

Probabilmente, come dice il famoso proverbio, la verità sta nel mezzo. Nelle parole di preoccupazione pronunciate dopo i test F1 di Barcellona c’è una buona dose di pretattica: non solo per motivi di scaramanzia, ma soprattutto per non abbassare il livello di concentrazione, in una squadra che, con dieci titoli mondiali conquistati negli ultimi cinque anni consecutivi, rischia seriamente l’appagamento mentale. Non è un caso se il team principal ferrarista, Mattia Binotto, ha risposto praticamente con le stesse armi, ributtando la pressione addosso ai diretti avversari: “Mi aspetto una Mercedes fortissima in Australia, sarebbe completamente sbagliato credere che siamo davanti”.

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I punti deboli della Mercedes…

Ma, a ben guardare, dietro ai problemi emersi sulla Mercedes (reali o presunti che siano) un fondo di verità sembra effettivamente esserci. La W10 che si è presentata al debutto dei test pre-campionato appariva in netto ritardo rispetto alla rossa SF90. Non solo sui cronometri, ma anche nella veste aerodinamica: a partire dall’ala anteriore, decisamente più convenzionale e meno radicale di quella studiata dagli ingegneri di Maranello. Nella seconda settimana, il design della monoposto è stato profondamente rinnovato, ma a quel punto è spuntato un altro guaio non da poco: la difficoltà nella gestione delle gomme. Un tallone d’Achille annoso, per il team di Brackley, che si manifesta nell’incapacità di portare gli pneumatici alla temperatura ideale d’esercizio e di conseguenza (come accaduto lunedì e martedì scorsi) in un pesante graining delle mescole.

Se il team anglo-tedesco ha un punto di forza, però, questo sta proprio nella sua capacità di reagire con energia e rapidità alle problematiche che si presentano e di rimediare in tempi strettissimi. Anche questa volta lo schema si è puntualmente ripetuto: i tecnici hanno modificato i programmi originariamente previsti per i test, mettendo in secondo piano la ricerca del tempo sul giro secco a favore delle prove sulla durata di gara. I risultati si sono visti, evidenziando netti progressi nel corso delle giornate. Eppure, nel confronto diretto tra le simulazioni di corsa di Charles Leclerc e Valtteri Bottas al penultimo giorno, la Mercedes è stata comunque battuta. Una novità assoluta, anche rispetto ai test degli inverni scorsi: in più occasioni, infatti, la Ferrari era risultata più veloce in configurazione da qualifica, ma sul passo mai. Questo dato di fatto, dunque, di per sé è sufficiente a far scattare un primo campanello d’allarme a Stoccarda. Che diventa doppio se si considera anche il bilanciamento non perfetto lamentato dai piloti, che hanno puntato il dito sul sottosterzo. Una situazione ben diversa da quella del Cavallino rampante, la cui macchina sembra invece viaggiare sui binari.

…e quelli di forza

Un punto sul quale, invece, la corazzata Mercedes rimane granitica e apparentemente imbattibile, invece, è l’affidabilità. In otto sessioni di prove, l’unico giorno in cui la W10 ha manifestato qualche problema è stato lunedì scorso, quando Bottas è stato costretto a parcheggiare la sua macchina per una perdita di pressione nel motore. Per il resto, le Frecce d’argento hanno messo insieme la bellezza di 1190 giri, pari a 5539,3 km. Poco meno di quelli che dovranno percorrere nel corso di tutto il campionato 2019. La Ferrari, per fare un confronto, si è fermata a 997, tormentata per giunta da una striscia di preoccupanti inconvenienti nel corso della seconda settimana. Anche il fattore della tenuta sarà come sempre molto rilevante, in una stagione che si preannuncia così lunga e combattuta. L’impressione complessiva, però, è che nel bilancio tra velocità e regolarità i campioni uscenti questa volta partano leggermente in svantaggio rispetto agli sfidanti. Questo è solo il punto di partenza, comunque. E guai a sottovalutare una squadra del genere.

Fabrizio Corgnati