Dalla F1 alla MotoGP: così i piloti allenano… la testa

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Andrea Dovizioso, Romain Grosjean, Sebastian Vettel e Marc Marquez (Foto Red Bull)
Andrea Dovizioso, Romain Grosjean, Sebastian Vettel e Marc Marquez (Foto Red Bull)

F1 e MotoGP | Così i piloti allenano… la testa

Per diventare un grande campione, in Formula 1 o in MotoGP, servono sicuramente la velocità nel piede e il coraggio nel cuore, ma anche la lucidità nella testa. Per questo negli ultimi anni, di pari passo con la crescita della raffinatezza tecnica delle auto e delle moto, curata da ingegneri sempre più specializzati, ma anche dello stile di guida dei piloti, che si affidano con maggiore frequenza a dei coach, si sta affacciando anche un’altra figura che, soltanto fino a qualche anno fa, sembrava totalmente esterna al mondo delle corse: quella dello psicologo. Un numero crescente di automobilisti e di motociclisti, infatti, si stanno rendendo conto di quanto la componente mentale influisca sulle proprie prestazioni sportive e dunque, non a caso, per migliorare il loro rendimento chiedono l’aiuto di un professionista del settore. Con risultati visibili e assolutamente incontestabili.

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Esperienze di successo

Uno dei primi a lanciare questa tendenza fu Romain Grosjean, che si rivolse ad uno psicologo in un suo momento di crisi: era il 2012 quando, nel Gran Premio del Belgio, il francese buttò fuori Fernando Alonso alla partenza, innescando un incidente talmente pericoloso da meritarsi addirittura la squalifica per una gara. Furono le sedute di psicoterapia a cui si sottopose poco dopo quell’episodio a consentirgli di superare quel periodo difficile della sua carriera e addirittura a far maturare il suo approccio alle corse. “Mi avevano presentato una psicologa dello sport pochi mesi prima a Parigi”, ha raccontato al Players’ Tribune. “Dopo il Gran Premio iniziai a vederla regolarmente e da allora non ho più smesso. Le nostre sessioni hanno cambiato la mia carriera e la mia vita, senza dubbio. Perché la F1 è uno sport di testa, noi piloti siamo molto isolati e gli errori che commettiamo hanno conseguenze su una squadra formata da centinaia di persone in tutto il mondo”. Proprio la decisione di consultare un professionista della mente, insomma, si è trasformata un suo punto di forza: “Dimostra che siamo capaci di farci aiutare, quando ci capita di farci delle domande di cui non abbiamo le risposte”, ha proseguito ai microfoni della radio Rmc. “Non solo i pazzi vanno dagli psicologi”.

Lo stesso esempio lo ha seguito, qualche anno più tardi, anche Andrea Dovizioso. Il forlivese era stato bollato come l’eterno secondo, essendo riuscito a vincere un solo Gran Premio nei suoi primi otto campionati di MotoGP. Ma quando ha iniziato a lavorare su se stesso, sulla sua consapevolezza, sulla sua confidenza e sulla sua forza mentale, le cose si sono improvvisamente ribaltate: nei successivi due anni e mezzo ha conquistato altri undici successi, arrivando due volte secondo nel Mondiale e diventando il ducatista più vincente dai tempi di Casey Stoner. Questo appoggio si è dimostrato talmente importante per lui da averlo consigliato anche al suo nuovo compagno di squadra Danilo Petrucci: “Ora abbiamo lo stesso medico e lo stesso psicologo”, ha spiegato Petrux. “Mi ha detto che negli ultimi due anni è migliorato proprio grazie a queste persone, e me le ha messe a disposizione”. E la differenza, in pochi mesi, si è già vista: “Ero già molto preparato in termini di reazione, riflessi e concentrazione. Ma ho pensato che mi servisse qualcuno che mi desse la chiave per risolvere un problema: quando vedevo tutto nero, dovevo trovare un altro punto di vista. Perciò lo psicologo mi ha dato un esercizio per questo mese: non lamentarmi mai. E non è facile: quando mi viene il pensiero ‘Oh c…o, sta piovendo’, cerco di guardare tutto da un’altra prospettiva, per esempio che la pioggia mi dà il tempo di sistemare la casa o leggere un libro. Questo significa allenare la mente. Se ti lamenti sempre, ti concentri sull’1% che non va, invece che sul 99% che funziona”.

Quelli che ci stanno pensando

In passato di servizi del genere, tra gli altri, hanno fatto uso pure Jorge Lorenzo e Aleix Espargaro. Durante l’inverno, anche Maverick Vinales, a sua volta reduce da un periodo difficile della propria carriera, ha accarezzato l’idea di assumere uno psicologo sportivo, ma poi ha deciso di lavorare da solo sul suo approccio mentale. “Sono arrivato ad un punto in cui ho cambiato molto nella mia testa”, ha spiegato. “Cerco di stare rilassato, allontanare un po’ lo stress. Per ora lo psicologo non mi è servito, ma forse tra tre o quattro gare, quando aumenterà la pressione, ci andrò davvero”. Non tutti, però, sono ancora del tutto convinti all’idea di farsi aiutare: e tra questi c’è anche Sebastian Vettel, che pure è ritenuto da molti uno dei piloti più emotivi della griglia. “La trovo un’idea molto interessante, in realtà”, ha commentato il tedesco della Ferrari. “Ma non ho ancora incontrato qualcuno che penso mi potesse aiutare. Ho già fatto un po’ di ricerche, quindi la questione non mi è indifferente. Quando sei sotto stress, devi trovare un equilibrio, e io ho sviluppato delle strategie che funzionano per me. Ho abbastanza auto-disciplina per non farmi confondere”. Aperto a questa prospettiva si è detto anche Marc Marquez: “Non so se in futuro avrò bisogno di uno psicologo sportivo, ma per ora la cosa migliore che mi possa capitare è avere una squadra intorno a me e alcune persone con cui vivo ogni giorno. Mi sento a mio agio, sono i miei migliori psicologi”. Infine ci sono i più tradizionalisti, quelli che rifiutano categoricamente questo approccio: come, ironia della sorte, proprio uno dei più giovani piloti di F1, ovvero Max Verstappen. “Se venissero da me con uno psicologo, lo manderei fuori a calci”, ha risposto. “Non mi serve nessuno”. E dire che il suo soprannome è Mad Max, ovvero Max il pazzo…

Fabrizio Corgnati