La Yamaha ha ancora un grosso punto debole: lo dicono i numeri

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Valentino Rossi esce dai box del Qatar sulla Yamaha nei test MotoGP 2019 (Foto Yamaha)
Valentino Rossi esce dai box del Qatar sulla Yamaha nei test MotoGP 2019 (Foto Yamaha)

MotoGP | La Yamaha ha ancora un grosso punto debole: lo dicono i numeri

Di passi in avanti, durante l’inverno, in casa Yamaha ne hanno compiuti eccome. La M1 vista all’opera nei test MotoGP pre-campionato si è dimostrata indubbiamente più competitiva rispetto al deludente modello dell’anno passato. Più veloce sia sul giro secco che sul passo gara, più stabile in ingresso e a centro curva, insomma in generale più vicina ai diretti rivali Ducati e Honda. Ma ciò non significa che la Casa di Iwata abbia risolto tutti i problemi che la tormentavano.

Un punto debole, e anche piuttosto grosso, resta infatti ancora in piedi: il motore. Gli stessi piloti, Maverick Vinales ma soprattutto Valentino Rossi, lo hanno messo in luce con grande onestà al termine delle prove: manca accelerazione, ma soprattutto manca velocità di punta. Un problema non certo nuovo per la squadra dei Diapason, che su questo fronte si trova in difficoltà dall’ormai lontano 2004, ma che paradossalmente sembra essersi addirittura intensificato con l’ultima versione della moto.

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Le statistiche sulla velocità massima delle MotoGP

Per rendersene conto lasciamo momentaneamente da parte le impressioni dei due portacolori e ci affidiamo solamente ai freddi e lucidi numeri, messi in fila dal sito specializzato spagnolo Motosan. Negli ultimi test MotoGP a Losail, una pista famosa proprio per il suo lungo rettilineo, la Yamaha si è rivelata addirittura la moto più lenta di tutte in fondo al dritto. La più rapida in assoluto è stata la Honda (348,3 km/h con Marc Marquez), seguita a breve distanza dalla Ducati (347,2 km/h con Jack Miller). Leggermente più distanziate la Suzuki (343,9 km/h con Joan Mir), la Aprilia (342,8 km/h con Aleix Espargaro) e la Ktm (341,7 km/h con Pol Espargaro). Quello che colpisce, però, è che la M1 si sia fermata addirittura a 339,6 km/h, prestazione velocistica registrata da Franco Morbidelli. Vinales e Rossi non sono riusciti a fare meglio di 338,5 km/h: addirittura dieci chilometri orari in meno rispetto al più veloce.

Eppure, come detto, più ancora del dato singolo, quello che preoccupa è l’apparente arretramento tendenziale compiuto su questo fronte nel corso degli ultimi anni. Dal 2014 al 2018, sempre in Qatar, la velocità di punta della Yamaha era rimasta praticamente stabile, aggirandosi tra i 345 e i 346 km/h. Più oscillante, in media sempre leggermente superiore, ma non di molto, era stata quella della Honda (tra i 342,7 km/h del 2016 e i 350,5 del 2015) e della Ducati (tra i 346,4 km/h del 2015 e i 351,9 del 2018). Anche le due moto avversarie, dunque, hanno subìto un calo negli ultimi dodici mesi, ma in ogni caso non così netto come quello della Yamaha, che dal 2018 ha perso quasi sei chilometri orari di velocità. Facendo i conti, si nota come il divario sia aumentato invece che diminuire: nella passata stagione la M1 pagava 6,6 km/h dalla Ducati, oggi ne perde quasi dieci dalla Honda.

Durante il weekend ufficiale del Gran Premio ci si aspetta che la situazione migliori, eppure Vinales e Rossi hanno detto una grande verità, segnalando proprio la velocità massima come l’aspetto sul quale la due ruote nipponica ha il maggior margine di miglioramento. Perché se è vero che la Yamaha resta probabilmente la moto con il miglior telaio, che le permette di recuperare terreno in curva, lo è altrettanto che, per raggiungere un livello che le permetta di lottare per la vittoria costantemente e su ogni pista, un tallone d’Achille così significativo non può proprio più permetterselo.

Fabrizio Corgnati