Eredità Alberto Sordi: la sentenza del Tribunale di Roma

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Alberto Sordi
Alberto Sordi (foto dal web)

Sono stati assolti i 9 imputati per il processo legato all’eredità di Alberto Sordi. Erano tutti accusati di ricettazione e di circonvenzione di incapace ai danni della sorella dell’attore romano.

Il 24 febbraio 2003 ci lasciava uno dei volti più famosi del cinema italiano che ha segnato per oltre mezzo secolo la commedia italiana. La morte del famoso attore romano Alberto Sordi non ha lasciato solo dolore e sconforto, ma anche un contenzioso legato al suo milionario patrimonio che va avanti ormai da anni. La questione legata all’eredità nasce alla morte della sorella Aurelia, unica erede di Sordi, scomparsa all’età di 97 anni in 12 ottobre 2014. All’apertura del testamento milionario, scritto il 21 aprile 2011, è emerso che il patrimonio dell’attore che supera i 50 milioni di euro è stato lasciato interamente alla Fondazione Museo Alberto Sordi, un ente morale che si occupa della cura e l’assistenza degli anziani. Il testamento venne impugnato da 37 familiari che rivendicavano una percentuale dell’eredità. Poco prima, però, quando ancora Aurelia era in vita, erano scattate altre indagini su 9 persone accusate di ricettazione e di circonvenzione di incapace ai danni della sorella dell’attore. I nove imputati secondo l’accusa si erano impadroniti di una piccola parte del patrimonio per una cifra di circa 2,5 milioni di euro. Oggi gli imputati sono stati assolti dal Tribunale di Roma.

Processo per l’eredità di Alberto Sordi: assolti i 9 imputati

Sono stati tutti assolti i 9 imputati nel processo legato all’eredità del famoso attore romano Alberto Sordi, deceduto ad 83 anni nel febbraio del 2003. Il giudice monocratico del Tribunale di Roma, dopo circa due ore di camera di Consiglio, ha deciso di assolvere con formula piena per l’insussistenza del fatto le nove persone accusate di ricettazione e di circonvenzione di incapace ai danni di Aurelia Sordi, sorella dell’attore, morta nel 2014. A beneficiare dell’assoluzione sono stati il notaio Gabriele Sciumbata, gli avvocati Francesca Piccolella e Carlo Farina, l’autista Arturo Artadi, il personale di servizio della villa Sordi. Le indagini erano scattate dopo la segnalazione di Umberto Catellani, direttore della Banca Popolare di Sondrio di via Cesare Pavese, dove Aurelia Sordi intratteneva da diversi anni rapporti bancari. L’accesso al conto era riservato esclusivamente e con firma congiunta ad Antonio Chiani (figlio della storica cameriera di casa Sordi) e ad Arturo Artadi, autista di Albertone. Nel gennaio del 2013 Artadi si presentò da solo allo sportello consegnando una procura speciale che gli concedeva un potere pressoché illimitato sui beni immobiliari e i conti di Aurelia Sordi. Insospettito dalla vicenda Catellani segnalò la circostanza al Tribunale che ha indagato sulla questione. Il processo riguardava anche delle donazioni stipulate dalla sorella di Sordi nei confronti di sei domestici del valore di circa 2,5 milioni di euro. Alla lettura della sentenza i legali dei parenti hanno commentato: “Accettiamo e rispettiamo la sentenza un conto però sono le donazioni ai domestici, un conto è l’impugnativa del testamento. La partita al tribunale civile è ancora da giocare“.