Omicidio Ashley Olsen: arriva la decisione della Cassazione

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Ashley Olsen
Ashley Olsen (foto dal web)

 La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 di reclusione per Cheik Diaw, l’uomo accusato dell’omicidio volontario della 35enne statunitense Ashley Olsen uccisa il 9 gennaio del 2016 nel suo appartamento di Firenze.

 La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al caso legato alla morte della 35 enne statunitense Ashley Olsen. Ad uccidere la donna, ritrovata morta il 9 gennaio del 2016, sarebbe stato il fidanzato Cheik Diaw il cui ricorso è stato respinto dalla Suprema Corte che ha confermato la condanna inflitta in appello a 30 anni di reclusione. Secondo l’accusa l’uomo dopo aver avuto dei rapporti sessuali consenzienti con la donna, al seguito di una lite l’ha spinta facendole battere il capo e poi l’avrebbe strangolata.

Omicidio Ashley Olsen: condannato a 30 anni Cheik Diaw

Respinto il ricorso in Corte di Cassazione del senegalese Cheik Diaw, accusato dell’omicidio di Ashley Olsen, la 35enne ritrovata senza vita dal suo fidanzato e dalla padrona di casa nell’appartamento di quest’ultima nel quartiere di Santo Spirito, vicino il centro storico, di Firenze il 9 gennaio 2016. I giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso confermando la sentenza d’appello che aveva comminato a Diaw, attualmente detenuto nel carcere di San Gimignano (Siena), 30 anni di reclusione per omicidio volontario. Il senegalese era stato condannato sia in primo grado, nel dicembre 2016, che in appello, il 10 gennaio 2018, a 30 anni per l’omicidio. I legali dell’uomo avevano presentato ricorso basandosi su due aspetti principali: la mancata perizia che stabilisse l’orario esatto della morte della ragazza e la richiesta di annullamento dell’aggravante della inferiorità fisica di Ashley Olsen rispetto al suo assassino. Secondo la ricostruzione effettuata dalla squadra mobile della Polizia fiorentina, i due si incontrarono in un locale notturno e decisero di proseguire la serata a casa della Olsen, dove ebbero rapporti sessuali consenzienti anche sotto l’effetto di alcol e cocaina. In seguito i due ebbero una lite e Diaw avrebbe spinto Ashley facendole sbattere il capo per terra ed in seguito strangolata. I difensori del senegalese, Federico Bagattini e Antonio Voce, sostengono, invece, che dopo l’uscita di Diaw dall’appartamento sia entrato un altro uomo, ma questa tesi è stata ritenuta infondata dai giudici.

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