Charles Leclerc è già nella storia della Ferrari: ecco perché

0
344
Charles Leclerc (Foto Ferrari)
Charles Leclerc (Foto Ferrari)

F1 | Charles Leclerc è già nella storia della Ferrari: ecco perché

Ancora non ha percorso nemmeno un chilometro in gara, da pilota ufficiale della Ferrari, eppure Charles Leclerc si è guadagnato di diritto un posto nella storia. Già indossare la tuta rossa è un onore toccato a pochi eletti, nel corso dei quasi settant’anni di vita della Formula 1. Arrivarci appena alla propria seconda stagione nel Mondiale è un privilegio ancora più raro, di cui si sono dimostrati degni solo pochi grandi, del calibro di Lorenzo Bandini o Gilles Villeneuve.

Figuriamoci poi se il pilota in questione ha appena 21 anni, un’età alla quale in genere dentro la sede di Maranello si può entrare solo in visita, o in pellegrinaggio. Soltanto in un’occasione un talentino ancora più giovane di lui potè sedersi al volante di una monoposto del Cavallino rampante: si trattava del messicano Ricardo Rodriguez, aveva appena 19 anni e il Gran Premio in questione fu quello d’Italia del 1961. Per i canoni della F1, praticamente un’era geologica fa.

Se sei interessato a tutti gli aggiornamenti sulla Ferrari CLICCA QUI

Un giovane che sarebbe piaciuto ad Enzo Ferrari

E in effetti erano ben altri tempi, quelli in cui il fondatore Enzo Ferrari, da buon padre-padrone della sua creatura da corsa, si permetteva il lusso di innamorarsi di qualche emergente semi-sconosciuto e di affidargli l’enorme responsabilità di portare in pista una delle sue macchine. Negli anni recenti, la Ferrari aveva cambiato radicalmente strategia, preferendo far svezzare i debuttanti alle squadre avversarie, per poi strappare loro solo i migliori e i più esperti, attirandoli con il suo fascino e i suoi milioni. Era successo con Michael Schumacher, poi con Fernando Alonso, quindi con Sebastian Vettel. Non si riteneva più possibile piazzare un quasi esordiente al volante della vettura più leggendaria e gloriosa del circus, non nella Formula 1 moderna: troppa pressione da parte dei tifosi e della stampa, si diceva. Il giovane Leclerc, però, si è dimostrato la classica eccezione che conferma la regola. Lui, la pressione di avere tutta l’Italia motoristica ad osservare attenta i suoi risultati, non sembra nemmeno avvertirla, sfoggiando una freddezza e una maturità degne di quell’Iceman Kimi Raikkonen da cui ha ricevuto il pesante testimone.

I dolori (e le gioie) del giovane Leclerc

Del resto, nella sua pur giovane vita, di esperienze formative ne ha vissute già tante. In pista, dove ha bruciato le tappe dominando tutti i campionati propedeutici, dalla GP3 alla Formula 2. Ma soprattutto fuori, riuscendo a superare batoste esistenziali non da poco, come la morte di papà Hervé nel 2017 e prima ancora del suo grande amico e mentore Jules Bianchi nel 2015. È stato costretto a crescere in fretta, il piccolo monegasco, più di qualunque altro coetaneo, e ce l’ha sempre fatta ad abbattere un ostacolo dopo l’altro. C’è già chi giura che farà lo stesso anche con i prossimi due che lo attendono: non far rimpiangere un campione amato e conosciuto come Raikkonen e mantenere il livello di un compagno di squadra ingombrante come Vettel. Perché è vero che Charles è chiamato, per ora, a fare da fido scudiero nella corsa al titolo mondiale del suo capitano. Ma lo stesso team principal Mattia Binotto è ben consapevole che, prima o poi, gli toccherà gestire il problema (o l’“opportunità”, come la chiama lui) di un duello interno tra due portacolori altrettanto talentuosi e assetati di vittoria.

Insomma, evitiamo di bruciarlo, diamogli il tempo di imparare come si vive ai piani alti della classifica in Formula 1, ma poi c’è da scommettere che il giovane Charles Leclerc non tradirà le aspettative. È pronto a farci sognare. E allora, perché non giocare a immaginare che possa lasciare un segno ancora più grande nella storia della Ferrari, magari addirittura vincendo il suo primo Gran Premio da pilota della Rossa. Un’impresa che in precedenza è riuscita a soli cinque altri piloti: si chiamavano Juan Manuel Fangio, Mario Andretti, Nigel Mansell, Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Non sarebbe una brutta compagnia con cui stare, vero Charles?

Fabrizio Corgnati