Caso Cucchi, il pm: “Giocata una partita truccata. Alfano dichiarò il falso”

0
75
Stefano Cucchi
Stefano Cucchi (foto dal web)

Si è aperta davanti la Corte di assise di Roma l’udienza del processo per la morte di Stefano Cucchi relativa ad un nuovo filone di inchiesta sui falsi e sui depistaggi legati alle condizioni di salute del 32enne deceduto nell’ottobre del 2009.

Si è aperto un nuovo filone di inchiesta relativa al caso di Stefano Cucchi, il ragazzo morto il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare all’ospedale Sandro Pertini una settimana dopo il suo arresto effettuato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In apertura di udienza del processo bis alla Corte di assise di Roma sulla morte del geometra 32enne riguardante i depistaggi sulle condizioni di salute del ragazzo, il pubblico ministero Giovanni Musarò ha parlato in aula di un’intensa attività di depistaggio che ha coinvolto anche l’allora Ministro dell’interno Angelino Alfano il quale venne inconsapevolmente indotto “a riferire il falso su atti falsi“.

In aula anche l’ex comandante provinciale dei Carabinieri di Roma

Un nuovo filone di inchiesta con nuove accuse ed un nuovo testimone è stato aperto relativamente ai depistaggi legati alle condizioni di salute del 32enne Stefano Cucchi. Il ragazzo è deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini dopo una settimana di reclusione al carcere di Regina Coeli di Roma, dove era finito perché colto in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti dai Carabinieri della Capitale. A testimoniare in Corte d’Assise è stato chiamato anche Vittorio Tomasone, all’epoca dei fatti comandante provinciale dei Carabinieri di Roma ed ora comandante interregionale a Napoli. L’alto ufficiale dell’Arma in aula ha spiegato di aver convocato una riunione dopo la morte di Cucchi: “Chiesi a tutti coloro che avevano avuto a che fare con la vicenda Cucchi di fare relazioni e di venire al comando da me per dire quello che avevano fatto, dal momento dell’arresto e fino alla consegna alla polizia penitenziaria: il motivo della riunione era anche quello di cogliere dal loro viso la reazione a quanto avevano scritto. Seppi della morte di Cucchi dalle agenzie di stampa e da giornalisti che mi chiamarono“.

Il pm: “In questa vicenda si è giocata una partita truccata, con carte segnate

L’accusa, durante il processo che vede imputati cinque Carabinieri, ha depositato nuovi documenti ed il pubblico ministero Giovanni Musarò in aula ha affermato: “In questa vicenda si è giocata una partita truccata, con carte segnate. Una partita giocata sulle spalle di una famiglia: qui c’è in gioco la credibilità di un intero sistema“. L’attività di depistaggio, secondo i documenti depositati dall’accusa, parte il 26 ottobre del 2009, quattro giorni dopo la morte di Cucchi, a seguito di un lancio dell’agenzia Ansa in cui Patrizio Gonnella e Luigi Manconi denunciano che Stefano Cucchi al momento dell’arresto effettuato dai Carabinieri stava bene e che non aveva segni sul volto, visti poi dal padre il giorno dopo nel processo per direttissima.  “A partire dal 26 ottobre del 2009 -sostiene l’accusa- iniziano a pullulare richieste di annotazioni su ordine della scala gerarchica dell’Arma, comprese quelle false e quelle dettate. Cosa successe quel giorno? Il lancio di agenzia delle 15.38 scatena un putiferio. Dal Comando generale dell’Arma partono richieste urgentissime di chiarimenti. E tutte queste annotazioni non servivano al pm ma all’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano che avrebbe dovuto rispondere al question time alla Camera“. Il pm ha sostenuto, dunque, che il depistaggio ha coinvolto inconsapevolmente anche l’allora Ministro dell’interno Angelino Alfano, il quale secondo l’accusa si limitò a “riferire il falso su atti falsi“. “Alfano -prosegue l’accusa- nel corso del question time alla Camera disse, tra l’altro, che Cucchi era stato collaborativo al momento dell’arresto, omettendo ogni passaggio presso la compagnia Casilina e che era già in condizioni fisiche debilitate quando venne fermato. Da qui parte una difesa a spada tratta dell’Arma e si traduce in una implicita accusa nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che avevano preso Cucchi in custodia per il processo“. Musarò prosegue in aula parlando della testimonianza del detenuto Yaya: “Il fascicolo dei pm Barba e Loy era contro ignoti ma per un gioco del destino il 3 novembre del 2009, quando Alfano ha finito di rispondere all’interrogazione, nel pomeriggio compare davanti ai magistrati il detenuto gambiano Samura Yaya che riferisce di aver sentito nelle camere di sicurezza del tribunale una caduta di Cucchi. Dichiarazione che è stata ritenuta inattendibile con sentenza definitiva“. Infine il pubblico ministero conclude: “In atti interni dell’Arma dei carabinieri che risalgono al periodo compreso tra l’ottobre e l’inizio novembre del 2009 compaiono già le conclusioni a cui sarebbero giunti i medici legali nominati dalla Procura sei mesi dopo” ed i quali indicavano come “responsabili del decesso solo i medici“, la circostanza ritenuta da Musarò “inquietante“.