(foto dal web)

Multe da 161 a 647 euro, perdita di 10 punti e ritiro immediato da 1 a 3 mesi.

Questo potrebbe accadere a tutte le persone fermate dalla polizia che utilizzano il cellulare mentre sono al volante; inoltre in caso di recidiva, entro due anni, si rischia la sospensione della patente fino a 6 mesi e la la cifra da pagare per la multa salirà fini a 1.294 €.

Questo fa parte del disegno di legge all’interno della riforma del codice della strada che potrebbe vedere la luce entro fine anno.

Il sito studiocataldi.it ha avuto l’occasione di presentare alcune domande, in merito al disegno di legge, al presidente della Commissione trasporti della Camera Michele Meta.

Cosa si vuole ottenere da questo disegno di legge?

Salvare vite umane: tutto qui. Mi viene in mente un tweet recente di Alex Zanardi, rivolto ai “guidatori con gli occhi sul telefono”, per richiamare tutti a un comportamento più responsabile. La tentazione di smanettare sul telefonino è forte e – dobbiamo prenderne atto – sta ormai prendendo piede; proprio per questo ho pensato, nei mesi scorsi, di intervenire a livello legislativo: un approccio un po’ duro – mi è stato contestato da molti – che però servisse a cambiare le abitudini, visto che noi italiani (così smartphone-dipendenti) non ce la facciamo da soli. Nel testo finale adottato dalla Commissione, ci sono varie misure importanti“.

Quali sono le modifiche rispetto ad oggi?

Vengono modificati due commi (il 2 e il 3-bis) dell’articolo 173 del codice della strada. In estrema sintesi, da un lato viene aggiornata la lista dei dispositivi vietati alla guida (oggi si parla solo di cuffie sonore e apparecchi radiotelefonici), aggiungendo smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi; dall’altro si agisce sulle sanzioni, che vengono inasprite: vale per la sospensione della patente, per le multe e per la decurtazione dei punti. Nel ddl, ci sono anche diverse novità per i ciclisti”.

Quali sono?

Le principali novità mi sembrano le seguenti: è consentita la sosta dei ciclisti sui marciapiedi e nelle aree pedonali, in assenza di rastrelliere; è possibile la circolazione delle biciclette nelle preferenziali, dove sussistano idonee condizioni di sicurezza; viene introdotta una specifica segnaletica orizzontale per le bici agli incroci (il cosiddetto arresto avanzato); nelle zone con limite a 30 km/h il Comune può consentire alle biciclette di andare contromano, con una specifica ordinanza. Più in generale, ci tengo a ribadire che, se c’è un tema su cui questa legislatura ha dato buona prova di sé, è proprio la mobilità sostenibile: si pensi solo ai finanziamenti per le ciclovie nazionali, al riconoscimento dell’infortunio in itinere per chi va al lavoro in bici, alla riapertura di linee ferroviarie in disuso in chiave turistica. Il 14 novembre abbiamo approvato un’altra legge importante, che prevede un Piano generale della mobilità ciclistica, una qualificazione della rete ciclabile, un migliore coordinamento con le amministrazioni locali. Speriamo che il Senato la licenzi in tempi brevi“.