La Honda di Marc Marquez davanti alla Ducati di Danilo Petrucci nei test MotoGP 2019 (Foto Red Bull)
La Honda di Marc Marquez davanti alla Ducati di Danilo Petrucci nei test MotoGP 2019 (Foto Red Bull)

MotoGP | Test MotoGP Qatar: i 5 dubbi da chiarire nei tre giorni di prove

Dalla Malesia si passa al Qatar. Un nuovo circuito per altri tre giorni di test MotoGP: l’ultima occasione dell’inverno per mettere a punto moto e piloti in vista del via della stagione, in programma sempre a Losail tra due settimane. Scattano oggi le prove finali del pre-campionato, e se il debutto a Sepang ci ha fornito qualche promettente indizio sulle tendenze che ci attendono nel Motomondiale 2019, saranno le prossime tre giornate a darci qualche risposta in più sulle tante domande che continuano a circolare nel paddock alla vigilia del primo semaforo verde.

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La Ducati si confermerà al vertice?

Basandoci su quanto abbiamo visto nei primi test MotoGP a Sepang, la Ducati non può che essere la moto più attesa. Lo squadrone di Borgo Panigale ha monopolizzato le prime quattro posizioni della classifica finale, e davanti a tutti, un po’ a sorpresa, si è piazzato proprio il nuovo arrivato nel team ufficiale: Danilo Petrucci. A Losail il suo veterano compagno di squadra Andrea Dovizioso avrà l’occasione di rifarsi e di ribaltare le gerarchie: benché dentro il box della Rossa non si respiri (almeno per ora) aria di duello interno, piuttosto di sana collaborazione, per portare avanti lo sviluppo della moto. Una moto, la Desmosedici, che mantiene i suoi consueti punti di forza nel motore e nelle innovazioni aerodinamiche all’avanguardia (l’ultima versione della carena andrà riprovata, visto che il primo esemplare era rimasto distrutto nell’incidente di Petrucci in Malesia). Sul telaio c’è ancora da lavorare, ma il circuito amico qatariota, dove la Ducati è andata storicamente sempre forte, aiuterà senz’altro a massimizzare le prestazioni. Se poi ai temponi del duo ufficiale si affiancheranno ancora una volta i guizzi dei satellite di Pramac, Pecco Bagnaia e Jack Miller, allora dalle parti della Casa bolognese ci aspettiamo grandi sorrisi.

Come stanno i piloti della Honda?

Se la Honda resta, naturalmente, il punto di riferimento sul fronte tecnico, molte più incognite pesano sull’invincibile armata di Tokyo per quanto riguarda i piloti. Non certo per il loro valore, semmai per il loro stato di forma. In Qatar rivedremo in sella Jorge Lorenzo, costretto a saltare i tre giorni di Sepang a causa della frattura dello scafoide rimediata verso la fine delle ferie invernali, perdendo dunque tempo prezioso che avrebbe potuto dedicare a familiarizzare con la sua nuova moto. Anche questo weekend non sarà al 100%, così come, del resto, anche il suo compagno di squadra Marc Marquez, tuttora convalescente dall’operazione alla spalla: in Malesia si è dimostrato veloce, ma non ancora in grado di tenere un ritmo alto per molti giri di seguito. Il più veloce dei compagni di marca, nell’ultima uscita, è stato dunque Cal Crutchlow, pure lui però ancora in fase di recupero dalla frattura alla caviglia dell’anno scorso. Con tutti questi guai fisici che continuano a tormentare la Honda, il rischio concreto è che i piloti non siano in condizioni di scegliere quale dei due motori in ballo sia effettivamente il migliore. Dopo questi ultimi collaudi, il propulsore sarà punzonato e dovrà rimanere lo stesso per tutta la stagione. E, in caso di errori, allora sì che sarebbero problemi.

La Yamaha può puntare alla vittoria?

Finalmente in casa Yamaha si intravede una luce in fondo al tunnel. La rivoluzione, tecnica e umana, apportata dentro la Casa dei Diapason nel corso dell’inverno sembra avere dato i suoi frutti, a giudicare dai primi segnali dati dalla nuova M1, specialmente in termini di passo gara. Maverick Vinales è apparso soddisfattissimo dei miglioramenti nell’accelerazione, Valentino Rossi ha espresso un parere più cauto ed equilibrato, ma si è detto contento della positiva atmosfera interna e della nuova metodologia di lavoro. La moto 2019, insomma, sembra nata meglio delle precedenti, ma la strada da fare per raggiungere il duo HondaDucati là davanti rimane ancora lunga, in particolare dal punto di vista della ciclistica e dello sfruttamento delle gomme Michelin. Ma, soprattutto, la prova del fuoco di Losail chiarirà se sia stato curato quell’ormai endemico handicap dell’elettronica, da cui dipenderà buona parte della competitività del marchio di Iwata.

La Suzuki è un fuoco di paglia?

La Suzuki è stata la vera sorpresa dei primi test MotoGP pre-campionato. La GSX-RR si è dimostrata una moto agile, veloce e già pronta a competere, e il nuovo giovane caposquadra Alex Rins ha chiarito di essere pronto per condurla nelle posizioni che merita, mettendo in luce un passo gara all’altezza di quello stellare di Vinales. Ora la Casa giapponese è attesa al varco in Qatar, per confermare che quanto di positivo visto nell’ultima uscita non sia stato solo un caso.

Aprilia e Ktm saranno della partita?

Le due squadre di fondo classifica hanno avuto i loro alti e bassi in Malesia. La Aprilia si è affacciata nelle prime dieci posizioni e soprattutto ha convinto per la sua affidabilità, ma ora si attendono i riscontri del nuovo arrivato Andrea Iannone, rimasto bloccato finora da un’infezione che ha richieso la cura con gli antibiotici. La Ktm ha ancora davanti a sé un intenso programma di test MotoGP e di sviluppo, perché il budget faraonico messo sul piatto dal marchio austriaco finora non si è tradotto in risultati. E i passi in avanti messi in mostra da Johann Zarco non possono certamente bastare, almeno per ora, a mitigare la delusione.

Fabrizio Corgnati