Niki Lauda compie 70 anni: buon compleanno al Computer della F1

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Niki Lauda
Niki Lauda (Foto Mercedes/Ferrari)

F1 | Niki Lauda compie 70 anni: buon compleanno al Computer della F1

Buon compleanno Niki Lauda. Compie 70 anni proprio oggi una leggenda delle corse, tre volte campione del mondo, uno dei piloti più forti di tutti i tempi, dal carattere unico e formidabile, dalla fredda precisione di un computer e dall’incrollabile e lucida determinazione. Che si rivelò la dote più preziosa quando, il primo agosto di 43 anni fa, restò vivo per miracolo dopo uno degli schianti più terribilmente celebri della storia della Formula 1.

Nikolaus Andreas Lauda, per tutti semplicemente Niki, nasce il 22 febbraio 1949 da una ricca famiglia di industriali viennesi. La scelta più logica per la sua vita sarebbe stata quella di seguire le orme del padre nell’industria cartiera, ma il giovane austriaco ha altre idee, e non ha paura di andare contro la volontà dei suoi genitori. Si procura da solo una serie di prestiti in banca e inizia la carriera nell’automobilismo, che in età ancora molto tenera lo porta fino alla promozione in Formula 1.

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Niki Lauda, la carriera in F1

Nel Mondiale esordisce proprio in occasione del suo Gran Premio di casa, in Austria, nel 1971 al volante di una March. L’anno dopo viene riconfermato per l’intera stagione, ma la monoposto poco competitiva lo relega nelle retrovie. Lauda, però, crede fermamente nel suo talento e così decide di chiedere un altro prestito (stavolta come anticipo della sua assicurazione sulla vita) per comprarsi letteralmente un sedile alla Brm. Questa operazione così rischiosa si rivela un successo. Basta una sola stagione trascorsa a centro classifica (con la ciliegina del quinto posto in Belgio) per farsi notare da tutto il paddock grazie alla sua autostima incrollabile, alla sua brutale onestà e alla sua etica del lavoro. In particolare, questo scheletrico ragazzino dai denti sporgenti attira l’attenzione di un certo Enzo Ferrari, che lo ingaggia per il campionato successivo.

La sua prima uscita al volante di una Ferrari, la 312 del 1974, sarebbe diventata leggendaria: dopo pochi giri di prova rientra ai box per informare il patron Enzo che la macchina era, letteralmente, una “m…a”, ma anche che doveva credere in lui, perché sarebbe riuscito a migliorarla. Aveva ragione. L’annata di esordio in rosso gli porta in dote la prima vittoria, in Spagna; quella successiva il primo Mondiale (che a Maranello mancava da ben undici anni). Il Computer, come è ormai ribattezzato da tutti per il suo approccio clinico e calcolatore alle corse, è diventato il salvatore del Cavallino rampante.

Niki Lauda, l’incidente del Nurburgring

Ma la sua carriera subirà la più famosa e terribile delle battute d’arresto nel 1976, al Nurburgring, dove Lauda rimane vittima di un incidente quasi fatale, intrappolato dentro a una macchina in fiamme. Trasportato in ospedale con ustioni di terzo grado su tutto il corpo e i polmoni devastati dai fumi tossici, Niki viene dato per morto e viene sottoposto addirittura all’estrema unzione. Ma lui la parola “arrendersi” non sa proprio che cosa significhi, e infatti sei settimane dopo, ancora con la testa bendata e sanguinante, risale in macchina per il Gran Premio d’Italia. E arriva quarto. La sua incredibile forza di volontà subisce una battuta d’arresto solo nell’ultima gara della stagione, in Giappone, sotto una pioggia torrenziale, quando il ferrarista ammette che le condizioni meteo sono troppo pericolose per correre e getta la spugna, regalando il titolo iridato al suo diretto rivale James Hunt. Poco male, perché si rifarà solo un anno più tardi.

Alla fine del 1978 lascia la Ferrari per passare alla Brabham, poi dopo altre due anni appende il casco al chiodo. Non definitivamente, però. Per garantirsi i soldi necessari a far decollare la sua neonata compagnia aerea Lauda Air, Niki decide di rientrare in Formula 1 nel 1982, dopo ben due anni di stop assoluto, con un contratto da cinque milioni, all’epoca il più ricco di sempre. La McLaren non rimpiangerà quell’esborso, perché nel 1984 Lauda conquista il suo terzo campionato del mondo, con solo mezzo punto di vantaggio sul suo compagno di squadra Alain Prost. Nel 1985 vince il suo ultimo Gran Premio e poi decide di ritirarsi dall’attività di pilota, stavolta per davvero.

Ma la sua passione per i motori è inesauribile e lo porta a non allontanarsi mai davvero dal paddock. Continua a lavorare prima come commentatore televisivo, poi come consulente della Ferrari a metà anni ’90, quindi come team principal della Jaguar e infine come presidente onorario della Mercedes, dove aggiunge al suo palmares altri cinque Mondiali, stavolta come avversario della sua Rossa. Due mogli, cinque figli, lontano dalle piste, il suo spirito imprenditoriale è messo a frutto nelle sue numerose linee aeree: dalla già citata Lauda Air alla Fly Niki, fino alla Laudamotion nata solo a inizio 2018. Oltre ad una serie di interventi estetici, ha subito due trapianti di reni e uno di polmoni, la scorsa estate per colpa di una polmonite trascurata, a cui unisce da sempre un fastidioso diabete. Primo tra tutti i piloti a comprendere l’importanza degli sponsor e dell’immagine mediatica, è diventato perfino protagonista di un film, “Rush”, diretto da Ron Howard, che racconta il suo duello con Hunt. E possiamo scommettere che, anche a 70 anni, non ha ancora finito di sorprenderci con la sua infinita serie di assi nella manica.

Fabrizio Corgnati