Superbike al via: ecco perché il 2019 può essere l’anno della Ducati

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La Ducati Panigale V4R di Alvaro Bautista nei test Superbike di Phillip Island 2019 (Foto Ducati)
La Ducati Panigale V4R di Alvaro Bautista nei test Superbike di Phillip Island 2019 (Foto Ducati)

Sbk | Superbike al via: ecco perché il 2019 può essere l’anno della Ducati

Il 2019 si prospetta come l’anno della Ducati, la stagione in cui la Rossa di Borgo Panigale potrebbe finalmente riuscire a scrollarsi di dosso la scomoda etichetta di eterna seconda. In MotoGP, dove la sua Desmosedici e i suoi piloti hanno dominato i primi test pre-campionato, ma anche in Superbike, dove il monopolio nelle prove invernali è stato ancora più evidente. Merito di una nuova moto, la Panigale V4R, che ha abbandonato per la prima volta la storica tradizione del biciclindrico per abbracciare il quattro cilindri. Ma anche di un pilota, Alvaro Bautista, che giungendo dritto dritto dal Motomondiale si è adattato subito alla nuova realtà delle derivate di serie, trovando il feeling con la neonata moto ancora più rapidamente del suo veterano compagno di squadra Chaz Davies.

Bautista è rimasto in testa per tutte e quattro le sessioni dei due giorni di test a Phillip Island, che hanno anticipato l’esordio stagionale di questo weekend sempre in Australia, chiudendo con più di due decimi di vantaggio sul primo degli avversari. E se sul giro secco è andato fortissimo, in termini di passo gara la sua superiorità è apparsa, se possibile, ancora più schiacciante: per ben 17 dei 33 giri del suo long run (la corsa si svolgerà sulla distanza di 22 tornate) si è mantenuto sul piede dell’1:30 medio-alto. Per fare un confronto, l’imbattibile Jonathan Rea, vincitore incontrastato degli ultimi quattro Mondiali consecutivi, è riuscito a scendere sotto la barriera dell’1:31 per sole cinque volte. L’unico potenziale problema emerso dai test è l’usura della gomma posteriore, un po’ più pronunciata di quanto il pilota spagnolo avrebbe gradito, tanto da far salire il suo ritmo sopra l’1:32 dopo una dozzina di giri. Un ostacolo che, comunque, il box rosso ha tutto il tempo per superare nelle prove libere del venerdì.

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Ducati, l’arma vincente è il motore V4

Insomma, l’ultimo arrivato in Superbike, pupillo del direttore generale di Ducati Corse Gigi Dall’Igna, che lo corteggiava da anni, sta già dimostrando di meritare la stima della Casa bolognese, e si prospetta come il principale candidato a contrastare la leggenda Rea e a rendere meno scontato il campionato di quest’anno. E se il pilota è già una certezza, anche la nuova moto si sta rivelando tale. Ducati è riuscita a progettare un motore V4 di serie capace di girare oltre i 16 mila giri, studiato appositamente per riportarla ai più alti livelli in Superbike. E a questa quota già notevole di partenza associa il vantaggio offertole dal regolamento tecnico, che impone un limite più basso al regime di rotazione dei motori che hanno vinto troppo nel passato recente: in questo caso alla Kawasaki. Non un favoritismo introdotto apposta per la Rossa, sia ben chiaro, ma una regola entrata in vigore all’inizio dello scorso anno, con il benestare di tutti i costruttori, proprio per rendere più equa e combattuta la competizione. Il risultato è che il regime massimo concesso alla Ducati Panigale V4R sarà quest’anno di 16.350 giri/minuto, contro i 14.600 della Kawasaki ZX-10RR. Una bella differenza, di cui il marchio italiano ha tutta l’intenzione di approfittare.

Fabrizio Corgnati