La Ferrari si nasconde, ma continua il lavoro: ecco cosa ha provato

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La Ferrari di Sebastian Vettel nei test F1 di Barcellona 2019
La Ferrari di Sebastian Vettel nei test F1 di Barcellona 2019 (Foto Ferrari)

F1 | La Ferrari continua il lavoro (di nascosto): ecco su cosa si è concentrata

Dopo due giorni di dominio assoluto delle classifiche, al mercoledì la Ferrari ha finalmente lasciato campo libero alle squadre di rincalzo. In compenso, sul circuito di Barcellona è continuata a sventolare la bandiera tricolore: approfittando delle gomme supermorbide portate dalla Pirelli (italiana), al comando si sono alternate al mattino la Alfa Romeo (italiana) di Kimi Raikkonen, e al pomeriggio la Toro Rosso (italiana) di Daniil Kvyat. Questi due piloti sono stati i primi a scendere sotto l’1:18, ma anche i primi a montare gli pneumatici più soffici in assoluto: dunque il loro tempo sul giro è da considerarsi poco più di uno show.

Sebastian Vettel, alla sua ultima apparizione della settimana al volante della Ferrari, si è invece accontentato della quarta posizione: un crono però tutt’altro che deludente, se si considera che ha accusato appena sei decimi di ritardo, nonostante utilizzasse una mescola di ben due step più dura. Questo risultato interessante, ottenuto con apparente facilità, riconferma dunque le doti velocistiche della SF90 già messe in luce nelle due precedenti giornate. Oggi, però, il Cavallino rampante ha preferito tenersi lontano dai riflettori per proseguire, in maniera più nascosta, un lavoro tecnico certamente meno appariscente ma non per questo meno prezioso.

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Ferrari, il programma di prove del mercoledì

In mattinata l’attenzione degli ingegneri di Maranello è stata puntata sull’aerodinamica: sulla monoposto rossa è comparsa una torre di sensori attaccati all’ala posteriore, che servivano a monitorare la pressione e l’efficienza del retrotreno. Nel pomeriggio, invece, sono proseguite le simulazioni di gara, che hanno ribadito la regolarità di rendimento finora eccellente sui long run, oltre all’affidabilità invidiabile: in tre giorni la vettura ha percorso oltre duemila chilometri, senza accusare nessun guasto degno di nota.

Ma la Ferrari si è permessa anche di sperimentare qualche soluzione più curiosa, come i cerchioni delle ruote posteriori forati, già introdotti dalla Mercedes nel corso della passata stagione. Nel caso della SF90, i cerchi presentano delle scanalature radiali sulla campana di sezione maggiorata, ma il loro obiettivo rimane lo stesso: quello di far fuoriuscire più rapidamente il calore dalla ruota, così da limitare il surriscaldamento e dunque l’usura delle gomme. Piccoli accorgimenti, ma dall’effetto potenzialmente molto rilevante sulla durata di un Gran Premio. D’altronde, i test invernali sono fatti apposta proprio per questi esperimenti.

Fabrizio Corgnati