Maverick Vinales e Valentino Rossi con la Yamaha M1
Maverick Vinales e Valentino Rossi con la Yamaha M1 (Foto Yamaha MotoGP)

MotoGP | In Yamaha comanda di nuovo Valentino Rossi: i risultati si vedono sulla M1

A quarant’anni suonati avrà anche perso l’esplosività della gioventù, ma Valentino Rossi ha sicuramente guadagnato un bagaglio di esperienza senza pari nella moderna MotoGP. Non è un caso, infatti, se con buona pace del suo compagno di squadra Maverick Vinales è ancora lui a guidare lo sviluppo della Yamaha, a indicare la direzione che gli ingegneri di Iwata seguono nell’evoluzione della M1. Non si tratta di ordini di scuderia o di gerarchie precostituite, sia ben chiaro.

Anzi, quando nel 2017 Vinales arrivò fresco fresco dalla Suzuki e iniziò a dominare incontrastato tutti i test invernali, la Casa dei Diapason si fece affascinare dall’entusiasmo del nuovo arrivato e iniziò a dargli sempre più retta. A Top Gun la velocità non è mai mancata, ma la conoscenza delle Yamaha del passato invece sì. In altre parole, non aveva dei punti di riferimento solidi, che gli potessero far valutare i reali passi in avanti compiuti a livello tecnico. Così la Yamaha ha cominciato a realizzare una moto sempre più gradita a Mack, ma sempre più distante dai diretti avversari Honda e Ducati. La conseguenza è stata inevitabile: ben venticinque gare di fila, quindici interi mesi, senza vittorie (tra il successo di Rossi nel GP d’Olanda 2017 e quello di Vinales nel GP d’Australia 2018).

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Cosa è cambiato in Yamaha durante l’inverno

Andati a sbattere così fragorosamente, i giapponesi hanno compreso lo sbaglio e sono tornati a dare retta al loro uomo di maggior esperienza. Valentino Rossi ha imposto con forza la necessità di una rivoluzione umana, prima ancora che tecnica, e il marchio del Sol Levante gli ha dato retta. Nel corso dell’inverno è saltata la testa dell’ex project leader Kuji Tsuya (sostituito dall’ex capo telaista Takahiro Sumi), è stato assunto un altro manager di punta come Hiroshi Itou per dirigere lo sviluppo sportivo, ma soprattutto si è rafforzata la squadra MotoGP che ha sede a Gerno di Lesmo, in Brianza. Se il progetto della moto continua ad essere portato avanti in Giappone, insomma, il quartier generale italiano ha assunto un ruolo più centrale, che prevede di lavorare in stretta interazione con l’Oriente. Qui sono stati fondati il gruppo di dinamica del veicolo e di gestione dell’elettronica (il cui responsabile è il mago Michele Gadda, ex Ducati ed ex Superbike). Ma anche una stabile squadra test europea affidata al collaudatore Jonas Folger, che affiancherà i nipponici Nakasuga e Nozane, sullo stile di Michele Pirro alla Ducati e di Stefan Bradl alla Honda.

Il frutto di questo profondo cambio ai vertici è stato un rinnovamento tecnico della M1, che ora monta un motore dal carattere diverso, con più trazione e una miglior capacità di gestire le gomme, e sembra aver posto finalmente le basi per tornare ad un livello di prestazione più costante. Proprio come chiedeva Valentino Rossi. Il Dottore dopo i primi test di Sepang si è detto soddisfatto a metà, ammettendo che la sua Yamaha non è più “persa” ma sta seguendo una strada più chiara, anche se il percorso da compiere per raggiungere i diretti avversari in vetta alle classifiche è ancora lungo. Ma delle novità apportate sulla M1 ha finito per beneficiare anche Maverick Vinales, che infatti ha ottenuto il miglior tempo del secondo giorno (il quinto assoluto a fine prove) e si è perfettamente allineato alle sensazioni del suo vicino di box. Quello che più conta, insomma, è che la Yamaha abbia imparato dagli errori del recente passato e si sia mossa per porvi rimedio. Soprattutto invertendo la sua filosofia di lavoro, e riconoscendo concretamente l’importanza della conoscenza e della saggezza impagabili di un nove volte campione del mondo.

Fabrizio Corgnati