Valentino Rossi
Valentino Rossi (Foto Dainese)

MotoGP | Tanti auguri Valentino Rossi: i tuoi primi 40 anni li raccontiamo così

Sono passati ormai esattamente quarant’anni da quel 16 febbraio 1979, il fatidico giorno in cui l’ex pilota motociclistico Graziano Rossi e la geometra Stefania Palma davano la luce, a Urbino, a Valentino Rossi. Quarant’anni tondi torni, più della metà dei quali trascorsi in sella ad una moto, durante i quali è riuscito a vincere nove Mondiali in quattro classi diverse (125, 250, 500 e MotoGP), disputando 383 Gran Premi e vincendone 115, con tanto di 232 podi e oltre seimila (6073, per la precisione) punti portati a casa.

Tutto cominciò quando Vale era poco più che un bambino, da poco trasferitosi nella cittadina che avrebbe reso famosa in tutto il mondo, Tavullia. Il primo mezzo con cui iniziò a correre, insieme alla passione per le moto, fu ovviamente un regalo del papà: “Avevo circa tre anni”, ricorda ancora lui ai microfoni di Giovanni Zamagni. “Era un piccolo motorino da cross rosso, con la scritta MRE sul sedile blu. Mi faceva girare nel giardino intorno alla casa a Tavullia, all’inizio con le rotelline, poi senza”. Le corse, in realtà, Valentino le inizia sui kart, ma presto il richiamo delle due ruote non tarda a farsi sentire. A soli dieci anni trova la sua prima minimoto sotto l’albero di Natale: anche quella, manco a dirlo, un regalo dell’amorevole papà Graziano.

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I 25 anni di corse di Valentino Rossi

Intanto il giovane Rossi cresce e con lui, naturalmente, anche le sue esigenze: quando si stufa di andare a scuola a piedi, durante l’inverno, quando la provincia di Pesaro e Urbino è tormentata dal freddo e dalla pioggia, Valentino si ripara dentro alla sua Ape Piaggio. E pure quella diventa un’occasione per spingere il motore al massimo: “Ad un certo punto, l’Ape diventò a Tavullia il mezzo da corsa, non più di locomozione”, sorride papà Graziano. “Mi ricordo che l’ultima Ape che Valentino ebbe tra le mani aveva più di 40 cavalli e faceva i 140 all’ora, un mezzo talmente pericoloso…”. Ma nel frattempo Valentino Rossi ha iniziato a correre sul serio, indossando quel 46 ereditato dal padre, che con quel numero aveva vinto il suo primo GP (con la Morbidelli 250, proprio nel 1979, anno di nascita del figlio). Già nel 1993 ha esordito nel campionato italiano Sport Production con la Cagiva Mito 125, un anno dopo ha già vinto. Nel 1995 lascia definitivamente la scuola, al secondo anno di liceo linguistico, per diventare pilota della Aprilia a tempo pieno: vince il titolo italiano in classe 125 e arriva terzo in quello europeo. Dodici mesi più tardi è già tempo di Motomondiale: esordisce nella classe 125 iridata e, dopo solo pochi mesi, il 18 agosto arriva la sua prima storica vittoria, nel Gran Premio della Repubblica Ceca a Brno. Quel fine settimana, il futuro Dottore non se lo dimenticherà più: “Nel giro di pochi giorni”, racconta a Benedetto Ferrara, “ho fatto l’amore per la prima volta, ho preso la prima pole e la prima vittoria. Il weekend perfetto”. Nel 1997 le vittorie diventano undici e arriva anche, puntuale, il primo titolo mondiale. Lo stesso schema lo ripete anche in classe 250: secondo nel 1998, campione del mondo nel 1999.

E la classe regina poteva forse fare eccezione? Certo che no: nel 2000 esordisce in sella alla Honda 500, un anno dopo è già campione. Di Mondiali ne conquisterà altri quattro consecutivi, in MotoGP, nonostante l’azzardo di passare alla Yamaha. Passano due stagioni, in cui si deve accontentare di un secondo e di un terzo posto rispettivamente, e poi arrivano ancora l’ottavo e il nono titolo, nel biennio 2008-2009. Da allora, la famigerata decima diventa un’ossessione ma anche una maledizione: gliela negheranno prima l’infortunio del 2010, poi la sfortunata parentesi in Ducati, infine il criticatissimo biscotto del 2015 tra Jorge Lorenzo e Marc Marquez. Ma per sognare, quando ti chiami Valentino Rossi, non è mai davvero troppo tardi. Neanche a quarant’anni suonati.

Fabrizio Corgnati