Alex Rins sulla Suzuki nei test MotoGP 2019
Alex Rins sulla Suzuki nei test MotoGP 2019 (Foto MotoGP)

MotoGP | Suzuki “copia” dalla Honda, per diventare la sorpresa della MotoGP

Magari non sarà la favorita, alla vigilia del Mondiale MotoGP 2019, ma di certo la Suzuki è una delle squadre più ambiziose. Lo dimostrano i risultati degli ultimi test, in cui Alex Rins ha dimostrato a sorpresa il passo gara più costante del lotto. Ma anche la rivoluzione organizzativa messa in campo nel corso dell’inverno e ispirata, manco a dirlo, alla più illustre delle Case sue connazionali: la Honda.

Come a Tokyo fondarono il reparto corse Hrc, nell’ormai lontano 1954, ora anche a Hamamatsu hanno seguito la stessa strada: è nata la Suzuki Racing Company, una divisione indipendente dell’azienda, autonoma nella gestione delle proprie risorse e del proprio budget, ma soprattutto unicamente concentrata sugli impegni sportivi. Finora, infatti, uno dei principali problemi incontrati dalla squadra diretta da Davide Brivio era proprio causato dalla catena gerarchico-burocratica troppo lunga e farraginosa nel prendere le decisioni: ogni richiesta dalla base europea, alle porte di Milano, doveva essere comunicata direttamente alla Casa madre e valutata dai piani alti del gruppo dirigente. Campa cavallo, insomma.

Se sei interessato a tutti gli aggiornamenti sulla Suzuki CLICCA QUI

Punti deboli e punti forti della Suzuki MotoGP

Questo rinnovamento strutturale dimostra tutta la voglia di vincere che oggi anima la Suzuki. Siamo lontani dai tempi degli anni ’70, in cui il marchio nipponico era noto per il suo ottimo telaio come per un motore carente, ma anche dal più recente disastro del 2017, quando un errore nella scelta della specifica di motore durante le prove invernali aveva condizionato l’intera stagione di Andrea Iannone. Le capacità di recupero, graduale ma costante, dei giapponesi si sono viste nella passata stagione, quando il Maniaco e il suo compagno di squadra Rins hanno raccolto in tutto ben nove podi. E il nuovo modello della Gsx-Rr promette ulteriori passi in avanti dal punto di vista tecnico: il propulsore 2019 è più potente, consente un’accelerazione più pronta (anche se la velocità massima non è ancora a livello delle moto migliori) e anche nella fase di frenata, che nella vecchia versione era deficitaria, i piloti hanno confermato un miglioramento della confidenza.

L’interrogativo principale, probabilmente, è rappresentato proprio dalla coppia di piloti. Mentre l’esordiente Joan Mir è un giovane dal talento indubbio ma al momento privo di esperienza, i galloni del caposquadra da quest’anno sono passati sulle spalle del riconfermato Rins. Che già in passato ha messo in mostra sprazzi di grande velocità, salvo però mancare sempre (finora) il guizzo definitivo che lo avrebbe potuto portare alla prima vittoria. Nella scorsa estate le voci di mercato avevano accostato alla Suzuki addirittura Jorge Lorenzo, ma poi la Casa di Hamamatsu si è lasciato scappare questo sicuro campione per puntare ancora una volta su due potenziali fenomeni del futuro. Segno che la squadra ha una prospettiva a lungo termine, certo, ma anche che forse potrebbe pagare qualcosa nell’avvenire più prossimo. A meno che Rins e Mir non smentiscano tutti e riescano a crescere a ritmo serrato: chissà che i nipponici non abbiano individuato un altro Maverick Vinales, ovvero colui che fu in grado di riportarli al successo nel 2016…

Fabrizio Corgnati