In un servizio della trasmissione Le Iene in onda su Italia 1 sono andate in onda le testimonianze dei vicini di casa di Antonio Ciontoli, l’uomo condannato in appello a 5 per l’omicidio colposo di Marco Vannini

Il programma Le Iene in onda su Italia 1 è tornato ad occuparsi dell’omicidio di Marco Vannini, il ragazzo di 20 anni ucciso in casa della famiglia della fidanzata da un colpo di pistola partito dalla pistola del suocero. In questi giorni si è aperta una polemica dopo la riduzione della pena, dovuta alla declassificazione del reato da omicidio volontario ad omicidio colposo, per Antonio Ciontoli, il sottufficiale della Marina militare distaccato ai servizi segreti che ha premuto il grilletto. Nel corso della puntata della trasmissione Mediaset andata in onda ieri sera è stato trasmesso un servizio nel quale sono stati intervistati i vicini di casa dei Ciontoli che hanno svelato nuovi dettagli sulla vicenda.

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Omicidio Vannini: le testimonianze dei vicini di casa Ciontoli

Nuovi dettagli arrivano sulla tragica sera del 17 maggio 2015 quando a Ladispoli Marco Vannini viene colpito da uno sparo all’interno dell’abitazione della famiglia della fidanzata. A parlarne sono i vicini di casa di Antonio Ciontoli, suocero del 20enne che è stato condannato in appello a cinque anni di carcere per omicidio colposo. A raccogliere la testimonianza di Maria Cristina e di Tommaso Liuzzi è l’inviato del programma Le Iene, Giulio Golia il cui servizio è andato in onda ieri sera su Italia 1. Tommaso confessa a Golia:  “Parliamo adesso per tutelare la nostra testimonianza che sarebbe potuta essere invalidata. Quella notte io stavo dormendo e sono stato svegliato da un boato. In seguito io, mia moglie e mia figlia abbiamo sentito un urlo disumano e abbiamo pensato che Marco avesse fatto una stupidaggine e a sostegno di questa nostra percezione sentivamo il ragazzo chiedere scusa a Martina come se avesse fatto qualcosa di sbagliato. Scusa di cosa? È assurdo“. L’uomo continua affermando: “Una settimana dopo, la signora Ciontoli è venuta a casa nostra e io ho registrato tutto. Immagino fosse venuta per capire cosa noi avessimo sentito e coordinare la sua difesa, tanto che ci suggerì di recarci dal suo legale“. Infine l’uomo ammette con gli occhi lucidi e pieni di lacrime: “Noi per un lungo periodo abbiamo subito una vessazione costante non essendoci sigilli in quell’appartamento. Sono stato seguito, minacciato e anche offeso dalla gente che ci definiva ‘omertosi’. Per mia figlia, all’epoca minorenne, è stato un trauma e invece di scegliere il conservatorio per fare la musicista ha scelto di iscriversi a giurisprudenza “.

L’inviato de Le Iene poi raggiunge un’altra vicina dei Ciontoli che ormai da tempo non vive più in quella casa. La donna, Maria Cristina afferma: “Io ho vissuto 20 anni lì, i Ciontoli sembravano una famiglia per bene, poi si sono rivelate delle persone spiacevolissime. Lui padre padrone, la moglie schiava. Matto lui, matto come i figli. Ciontoli era cattivo anche con la moglie, la quale ha preso un sacco di botte dal marito, io sentivo proprio gli schiaffi“. Sulla notte del 17 maggio 2015, Maria Cristina poi rivela: “Ricordo che Ciontoli aveva una macchina nera, di cui era innamorato, che parcheggiava sempre davanti al cancello, mentre quella sera ricordo che non c’era. Ho un grande rimorso perché se avessi capito che Marco stava morendo sarei intervenuta. Marco era un ragazzo bellissimo e Martina era molto gelosa“. La vicina poi continua affermando: “Quella sera ho incontrato Marco con le pizze perché giocava la Roma, squadra per cui lui simpatizzava. Loro (riferendosi ai Ciontoli) quando c’erano le partite mangiavano fuori, sul terrazzo e quella sera ho sentito ridere e parlare distinguendo le voci di Marco, Martina, Federico, Maria, ma quella di Antonio no. La sua voce è si distingue, è inconfondibile, ma io non posso dire che l’ho sentita e questa cosa mi fa pensare, mi fa pensare che forse lui per me non c’era“. La donna poi afferma: “Ho sentito delle voci come un discutere e verso le 23:15 un botto e poi un soffio. Dopo questo botto il silenzio e successivamente un salire e scendere di scale, si avvertiva nervosismo dai passi“. Maria Cristina poi conferma quello che avevano sentito gli altri vicini ammettendo di aver sentito dire a Marco: “Scusa Martina, io l’ho sentito benissimo e poi lei diceva a Marco ‘dai basta non esagerare, basta’ molto arrabbiata“. La donna ammette di aver sentito urlare il ragazzo 20enne: “Io l’ho sentito urlare, mi dispiace dirlo, ma chiamava la mamma, la chiamava tanto tanto diceva ‘Mamma aiutami, mamma mamma’. Dopo un po’ ho visto Federico davanti il cancello e ho chiesto cosa fosse successo, il perché delle urla e lui mi ha risposto ‘È Marco che si sente male, ma non preoccuparti ci sono mio padre e mia madre abbiamo chiamato l’ambulanza. La macchina di Antonio Ciontoli prima non c’era e per la prima volta quando mi sono affacciata e ho visto Marco passare sulla lettiga ho rivisto l’auto andare via dietro l’ambulanza. La sua macchina stava in mezzo alla strada. Io se c’era prima non posso giurarlo, può essere sia arrivato dopo, può essere che è arrivato dopo e l’ha lasciata lì“. La vicina di casa infine rivela che la moglie di Antonio Ciontoli è andata a trovarla e successivamente lo stesso Ciontoli le ha scritto un biglietto in cui chiedeva se poteva garantire per lui.

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