Valentino Rossi e Marc Marquez (Getty Images)

MotoGP | Il peccato di Valentino Rossi che Marquez non vuole ripetere

Valentino Rossi ha avuto sin qui una carriera stellare che lo ha portato in vetta al Motomondiale con all’attivo ben 9 titoli, 115 vittorie e 232 podi. La sua storia però poteva essere ancora più gloriosa se solo non si fosse infettato di quella malattia che colpisce tanti campioni: vincere anche dove non si vince mai.

Siamo sul crepuscolo del 2003 quando Valentino Rossi con un colpo di coda clamoroso decide di lasciare la Honda dopo 3 titoli vinti consecutivamente. Il Dottore lascia la squadra perfetta per trasferirsi nella Yamaha, un team in quel momento a pezzi. Il 46 si porta con sé una parte di tecnici Honda e opera un tradimento mai perdonato dalla casa giapponese.

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La scelta di andare in Yamaha

Nel 2004 Valentino Rossi è il pilota più forte del mondo e consapevole di questo sa di poter vincere con qualunque moto. La scommessa è vinta, con il team di Iwata arriva subito il mondiale e poi un altro ancora nel 2005. Nel 2006 e nel 2007 arrivano per il Dottore le prime battute di arresto che a causa di qualche infortunio e alcuni problemi tecnici è costretto ad abdicare prima in favore di Hayden e poi in favore di Stoner.

Nei due anni successivi Valentino Rossi torna forte più che mai e vince altri due mondiali dominando, poi arriva il 2010, l’anno del grave infortunio al Mugello, il più pesante della sua carriera. Qualcosa si rompe con Yamaha, ma soprattutto si accende qualcosa nella testa del 46: la voglia matta di stupire ancora e vincere dove c’è riuscito solo Stoner per coronare il sogno di tutti gli italiani di vedere Rossi su una Ducati.

Forse quello è l’errore più grande, l’idea di onnipotenza di poter vincere sempre, comunque e dovunque. Rossi arriva in una Ducati fatta a pezzi dalla partenza di Stoner, un marchio che cerca compratori e di lì a poco passerà tra le mani dell’Audi cominciando una lenta risalita che ha portato oggi la Rossa ad essere al top della MotoGP.

Il Dottore in Ducati vivrà un biennio nero per poi ritornare in una Yamaha ormai non più sua dove comunque riuscirà a combattere per ben 3 anni consecutivi per il titolo senza però mai riuscire ad afferrare quel 10° mondiale tanto sognato. Insomma Rossi in un certo senso si è ritrovato schiavo del suo successo e della sua voglia di dimostrare di poter essere superiore a tutto, anche alla moto.

In questi anni abbiamo visto un altro pilota dominare la scena in MotoGP e stiamo parlando di Marc Marquez. Sinora lo spagnolo a differenza di Valentino ha deciso di restare in Honda e non cambiare aria nonostante le tante offerte sia di KTM che di Ducati. Proprio questa mossa di non cambiare aria e continuare a restare in un team così forte come la Honda lo sta rendendo imbattibile e potrebbe portarlo seriamente ad insidiare sia i record di Rossi che addirittura quelli di Agostini.

Antonio Russo