Marco Vannini omicidio
Marco Vannini continua a presentare ancora domande senza risposte (websource/archivio)

La recente sentenza sulla morte di Marco Vannini ha visto per Marco Ciontoli una forte riduzione di pena, con la conferma delle stesse per gli altri componenti della famiglia accusata della morte del giovane, avvenuta il 17 maggio del 2015. Tanti sono gli aspetti che non tornano, a cominciare dal comportamento dei Ciontoli. Intanto i loro due avvocati difensori descrivono come divenuta “impossibile la situazione di questa famiglia. Hanno dovuto cambiare diverse volte città e sparpagliarsi in tutte le località possibile per nascondersi, lasciando Ladispoli”. A fanpage gli avvocati parlano di Antonio, Maria e dei figli Federico e Martina. “Quest’ultima ha perso il lavoro per due volte perché veniva pedinata, e i suoi superiori se ne sono sbarazzati in tutta fretta. Non vivono più in modo normale. Non vivono più e basta. Stanno scontando una sorta di pena aggiuntiva”. Sulla sentenza di fine gennaio che, come detto, ha ridotto la pena ad Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni per il solo reato di omicidio colposo e non più volontario, e con le condanne a 3 anni ciascuno per gli altri, gli avvocati si sono ritenuti soddisfatti.

I Ciontoli non avevano compreso la gravità del fatto”

“È stata una sentenza assolutamente corretta perché l’istruttoria ha dimostrato come Antonio non volesse che Marco Vannini morisse, se il fine dei suoi comportamenti era quello di preservare il posto di lavoro”. I due ricostruiscono anche la dinamica dell’episodio che ha portato alla morte del povero Marco Vannini. Il giovane venne colpito da un proiettile esploso da una pistola in casa Ciontoli. A causa dei continui ritardi che ostacolarono l’intervento dei soccorsi, il colpo è poi risultato fatale. Sarebbe emerso infatti che Antonio ed i suoi familiari avessero più volte chiamato e poi disdetto l’aiuto del 118. “Credevano che Marco fosse stato colpito da un colpo a salve, un colpo d’aria. In più Marco pare soffrisse di attacchi di panico, cosa che avrebbe nascosto la reale gravità della situazione. Federico ha poi ritrovato il bossolo, e questo ha portato infine a chiamare l’ambulanza. Sul ferimento col pettine, tesi sostenuta da Antonio, diciamo che si tratta di una immane stupidaggine. Ma indicativa del fatto che lui stesso non si fosse reso conto della gravità della situazione”.