Delitto di Cogne, Franzoni libera: “La gente deve capire che sono innocente”

Delitto di Cogne, Annamaria Franzoni torna il libertà: “Non sono stata io”

Un delitto che scosse l’Italia quello del piccolo Samuele, un bambino di tre anni ucciso in una villetta di Montroz (frazione di Cogne) il 30 gennaio 2002. Per l’omicidio del piccolo Samuele viene condannata la madre del bambino, Annamaria Franzoni che da sempre si proclama innocente. Il processo di primo grado si concluse nel luglio del 2004 con una condanna a 30 anni di reclusione, pena che venne ridotta a 16 anni nel processo d’appello conclusosi ad aprile 2007. La condanna venne confermata anche dalla Cassazione e tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre dello scorso anno, come confermato dal suo legale, Annamaria Franzoni è tornata libera. La pena a 16 anni comminata alla madre di Samuele si è ridotta grazie a tre anni di indulto e a diversi giorni di libertà anticipata maturati grazie alla buona condotta tenuta sia durante la detenzione in carcere sia durante gli arresti domiciliari. La Franzoni è stata detenuta nel carcere bolognese della Dozza dal 2008 al 2014, quando gli furono concessi i domiciliari, scontati nella casa di famiglia a Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino emiliano. A stabilire che la pena fosse stata espiata con tre mesi d’anticipo, come riportato dall’Ansa, è stato il Tribunale di sorveglianza di Bologna. Una volta ricevuta la notifica che annunciava la fine della pena, Annamaria Franzoni avrebbe riferito alle persone a lei vicine: “Da un lato sono contenta, dall’altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io“. Continua, dunque, a proclamarsi innocente, come ha sempre fatto, la donna che adesso può tornare alla sua vita normale dopo anni di pena. Uno degli avvocati che ha difeso la Franzoni, Paola Savio ha reagito affermando: “L’appello che ho sempre rivolto da quando è iniziata l’esecuzione della pena e che rivolgo anche oggi è di dimenticarla. Mi rendo conto che in vicende giudiziarie così spettacolarizzate nel corso degli anni è difficile, ma occorre pensare che ci sono familiari che hanno sofferto con lei”. Infine l’avvocatessa conclude: “Solo gli ergastoli non finiscono mai, le altre pene finiscono e anche per lei è finita“.