Maverick Vinales sulla Yamaha nei test di Sepang 2019
Maverick Vinales sulla Yamaha nei test di Sepang 2019 (MotoGP)

MotoGP | Yamaha in crescita: Rossi e Vinales sorridono (ma non troppo)

Sì, c’è vita alla Yamaha. Nel box della casa dei Diapason il giovedì di test MotoGP in Malesia si è concluso con il sorriso: merito del miglior tempo assoluto firmato da Maverick Vinales. E non un miglior tempo qualunque: il primo sotto ai due minuti, mezzo secondo sotto a tutti gli inseguitori, e vicinissimo al record ufficioso della pista stabilito da Jorge Lorenzo, allora in sella alla Ducati, un anno fa, sempre nelle prove pre-campionato.

Un chiaro segno che la rivoluzione introdotta a Iwata nel corso dell’inverno inizia a dare i primi frutti. Nuovi colori, un nuovo sponsor principale, nuovi responsabili, una nuova squadra test (con l’ingresso del collaudatore Jonas Folger), nuovi ingegneri al fianco di entrambi i piloti e in officina e, nel caso di Vinales, addirittura un nuovo numero di gara, il 12. C’è voglia di rinnovare o, meglio ancora, di tornare al passato: tanto nella numerologia (visto che con il 12 Top Gun correva già a inizio carriera), quanto sul fronte tecnico. E, in questo senso, la dichiarazione più significativa di Maverick al termine della seconda giornata di collaudi è stata: “Penso che questa moto abbia recuperato il dna Yamaha”.

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Miglioramenti tecnici sulla Yamaha

In altre parole, il comportamento della M1 nelle curve veloci, che aveva rappresentato uno dei principali elementi della crisi nera in cui la squadra in blu era precipitata ormai 18 mesi orsono. Al giovedì si sono visti passi in avanti promettenti: sul fronte del telaio, studiato per incrementare l’aderenza sul posteriore, e della messa a punto del freno motore e dell’elettronica, che stando alle indicazioni dei due piloti avrebbero migliorato non poco l’ingresso in curva. Su questi aspetti sia Vinales che Valentino Rossi concordano: “Ci stiamo muovendo nella giusta direzione”, conferma anche il Dottore, oggi solo sesto, avendo girato unicamente con gomme usate.

Anche questa comunanza di vedute è importante, visto che la decisione della Yamaha è stata quella di deliberare e quindi lavorare su una sola specifica di motore, che sarà identica per entrambi i portacolori. Il fatto che Vinales e Rossi forniscano indicazioni molto simili, dunque, rassicura ulteriormente i tecnici sulla direzione intrapresa. Sì, in fondo al tunnel che il marchio giapponese aveva imboccato dalla fine del Mondiale MotoGP 2017 c’è una luce. Ma attenzione a non sopravvalutarne l’intensità: da qui a cantare vittoria ce ne passa. “Dobbiamo tenere i piedi per terra”, avverte lo stesso pilota spagnolo.

Gli aspetti da migliorare sulla M1

Se ci sono dei buoni motivi per sorridere, in Yamaha ci sono infatti almeno altrettante ragioni per rimanere cauti e realistici. Intanto le caratteristiche della pista di Sepang, storicamente favorevoli alla M1. Poi i margini di miglioramento che ancora restano sulla moto, soprattutto sul fronte dell’accelerazione. Senza dimenticare l’incertezza che permane sulle prestazioni in configurazione gara, visto che le simulazioni in tal senso sono state tutte rimandate a domani. Di strada da fare per riportare il team a poter lottare ad armi pari con Honda e Ducati, insomma, ce n’è ancora molta: “Siamo un po’ più vicini agli altri, ma non abbastanza”, frena gli entusiasmi Vale. “Oggi la Ducati mi è sembrata molto forte e a noi manca ancora qualcosa”. La Yamaha cresce, ma anche gli avversari non stanno fermi a guardare: lo ha dimostrato in maniera evidente il disastro della stagione passata, in cui per la prima volta dal lontano 2017 il team è scivolato al terzo posto in classifica costruttori. Un’umiliazione da non ripetere.

Fabrizio Corgnati