Marco Vannini e la madre Marina Conte (foto dal web)
Ospite del programma Chi l’ha visto in onda su Rai3 e condotto da Federica Sciarelli, la mamma di Marco Vannini ha ripercorso nuovamente il doloroso momento della lettura della sentenza d’appello.
La sentenza d’Appello per l’uccisione di Marco Vannini, giovane ragazzo di Cerveteri ucciso da un colpo di pistola in casa della propria fidanzata, ormai da tempo sta facendo discutere. Nei programmi dedicati alla cronaca nessuno riesce a trattenersi: invettive e critiche per la clemenza della pena regnano sovrane. Cinque anni di reclusione per Antonio Ciontoli, per omicidio colposo, e 3 anni al resto della famiglia, nonché l’assoluzione per Viola, fidanzata del figlio Fabio, sono stati ritenuti irrispettosi nei confronti della vittima e della sua famiglia. Nessuno riesce a digerire la decisione presa dalla Corte d’Appello d’Assise di Roma, né tanto meno la frase pronunciata dal Giudice che leggeva la sentenza. A seguito delle urla della madre di Marco, Marina Conte, il magistrato avrebbe infatti detto:”Se volete andare a farvi un giro a Perugia ditelo riferendosi al foro che sarebbe stato competente a giudicare una eventuale imputazione per interruzione di pubblico servizio. L’infelice espressione è stata oggetto di critiche ed addirittura sottoposta all’attenzione del Ministro della Giustizia, il quale ha detto che effettuerà tutte le indagini del caso.

Federica Sciarelli: “Hai rischiato la stessa pena di Ciontoli

Marina Conte, ospite a Chi l’ha Visto? programma in onda su Rai3 e condotto dalla nota Federica Sciarelli, ha ripercorso nuovamente il momento della lettura della sentenza e di quando ha urlato la frase “Non in mio nome“, in risposta alla formula di rito che viene pronunciata prima della lettura del dispositivo di una sentenza ossia “In nome del Popolo Italiano“. La conduttrice le ha fatto notare che per quella frase avrebbe rischiato la stessa pena a cui è stato condannato Antonio Ciontoli, essendo il reato di interruzione di pubblico servizio punibile con una pena detentiva pari nel massimo a cinque anni. Marina, di quel giorno, dice di ricordare anche la freddezza della famiglia Ciontoli, la quale sembrava preoccupata esclusivamente del posto di lavoro di Antonio nella Marina Militare. Nella sentenza, infatti, sono state revocate anche le pene accessorie e quindi durante la diretta del programma in molti si sono chiesti se Antonio Ciontoli potrà riprendere il proprio posto. Sulla questione, però, si è espresso il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, la quale ha garantito personalmente che fino a quando sarà lei in carica il Ciontoli non verrà mai reintegrato.