Il logo Rich Energy sul telo che copre la nuova Haas
Il logo Rich Energy sul telo che copre la nuova Haas (Twitter)

F1 | Haas Ferrari, i nuovi colori del team nascondono un mistero

Via il grigio e il rosso, resta il nero, affiancato però dal color oro, che riporta alla memoria la leggendaria tradizione della Lotus. La Haas, scuderia americana ma dal cuore tecnologico italiano (motore Ferrari e telaio Dallara), cambia livrea in vista del nuovo Mondiale di Formula 1. Non certamente per motivi estetici, bensì per venire incontro ai desideri del suo nuovo sponsor, l’azienda produttrice di bibite energetiche Rich Energy. Un marchio dipinto di nero ed oro, appunto, ma che, visti i misteri che stanno emergendo in queste settimane, sembrerebbe circondata semmai da un alone di giallo.

Se non ne avete mai sentito parlare prima d’ora, non siete i soli. Lanciata ormai già quattro anni fa, ma solo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, infatti, la Rich Energy si propone come una bevanda di lusso, prodotta con ingredienti di elevata qualità (miscelati con una formula, ovviamente, segretissima) e che si rivolge ad una clientela di alta gamma, come si legge sul sito ufficiale. Fin qui tutto bene, se non fosse che queste sono praticamente le uniche informazioni che si possiedono sul conto della società. A parte il nome (e il volto, riconoscibilissimo) del suo amministratore delegato: William Storey, 40 anni, inglese, consulente informatico nonché fondatore dell’omonima agenzia William Storey Management, noto soprattutto per la sua lunga barba castana.

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Così Rich Energy arriva in F1 (finalmente)

Verrebbe da pensare che Storey coltivi una solida passione per la F1, visto che ormai da anni cerca di entrare nel giro, con qualunque mezzo. Tramite la sua agenzia di management afferma di “curare e promuovere” anche alcuni piloti del Mondiale, di cui però non si conoscono i nomi, così come non è mai stata divulgata l’azienda “leader a livello mondiale” con la quale nel 2016 annunciò di aver siglato una “partnership pluriennale per entrare nello sport” delle quattro ruote. Tutto rigorosamente circondato dall’anonimato, dal mistero, e di conseguenza anche da un certo scetticismo tra gli addetti ai lavori. Tanto che, prima di mandare in porto l’operazione Haas, Storey non è riuscito a convincere altri due team con cui aveva aperto le trattative: la Force India prima e la Williams poi. Entrambe conclusesi con un nulla di fatto, nonostante annunci di offerte piuttosto cospicue (si parlava di oltre 100 milioni di sterline messe sul piatto). Ma l’azionista di maggioranza della Rich Energy non si dà per vinto, anzi, continua a credere nelle potenzialità della sua presenza in Formula 1 per lanciare la propria bibita, fino a giungere ad un accordo, appunto, con la “ferrarina” statunitense.

Eppure, anche stavolta, le maligne voci di paddock non si placano, anzi arrivano a mettere in dubbio la reale situazione finanziaria dell’ultimo arrivato nella lista dei title sponsor. A preoccupare è soprattutto un bilancio dell’azienda, circolato su Linkedin a metà 2017, dove alla voce “liquidità” era riportata la modesta cifra di 103 sterline. Un po’ poco, per un marchio che, nelle sue intenzioni, vorrebbe fare concorrenza nientemeno che a colossi del settore come Red Bull e Monster. Una poderosa iniezione di capitali potrebbe essere arrivata nell’ottobre scorso, con l’ingresso nella compagine azionaria dell’imprenditore miliardario gallese David Sullivan. Un altro soggetto, però, dalla reputazione tutt’altro che immacolata: a parte i suoi business nel calcio inglese, infatti, i suoi veri guadagni li deve all’industria del porno. E qui questa strana vicenda, tinta di nero e oro, ma come abbiamo visto anche di giallo, assume anche le sfumature delle luci rosse…

Di chiaro, insomma, nella partnership tra Haas e Rich Energy c’è davvero poco. Tuttavia, questo fatto non sembra preoccupare più di tanto i vertici della squadra americana. “Ho sentito anche io tutte queste storie sulla Rich”, ha ammesso il team boss Gunther Steiner ai microfoni del quotidiano danese BT, “ma per noi va tutto bene. Abbiamo già ricevuto i soldi che li hanno fatti diventare il nostro sponsor principale”. Soldi che dovrebbero servire alla Haas per fare il definitivo salto di qualità nelle prestazioni, battagliare con la Renault e magari avvicinarsi al podio nella classifica costruttori: “L’obiettivo per il 2019 è quello di arrivare quarti. Penso sia possibile, anche se sono tanti i team che ambiscono a questo risultato”, dichiara Steiner. L’ottimismo non manca. La speranza è che questo nuovo sodalizio Haas-Rich Energy non si dimostri, alla fine, una bolla di sapone: finanziaria, prima ancora che sportiva.

Fabrizio Corgnati