Omicidio Ermanno Lavorini: il primo bimbo scomparso in Italia

Ermanno Lavorini
Ermanno Lavorini, il bambino ucciso nel gennaio del 1969 (foto dal web)

Ermanno Lavorini, il primo bimbo rapito in Italia. L’omicidio del piccolo 12enne ucciso a Viareggio cinquant’anni fa rimane ancora avvolto nel mistero.

Il 31 gennaio del 1969, un ragazzino di 12 anni, Ermanno Lavorini, scompare a Viareggio a pochi giorni dal famoso Carnevale. Sulla scomparsa si gonfia una bolla mediatica mai vista sino a quel momento anche dopo il ritrovamento del cadavere del 12enne. Dopo il ritrovamento vengono vagliate numerose piste tra cui quella del movente omosessuale, sarà la Cassazione ad 8 anni dalla morte di Ermanno che stabilirà che i responsabili del rapimento e dell’omicidio furono tre estremisti di destra. Nonostante i processi e le condanne sulla morte di Ermanno Lavorini, il primo bambino rapito in Italia, rimase un alone di mistero.

Omicidio Ermanno Lavorini: la ricostruzione dell’assassinio del 12enne

Era venerdì 31 gennaio 1969 quando l’Italia, uscita dal cosiddetto boom economico avviatosi nel secondo dopo guerra, rimase attonita e sconvolta per il primo rapimento di un bambino. Mentre il nostro Paese ancora si confrontava con una delle stagioni più calde della storia durante la quale nacquero i movimenti studenteschi e le nuove accompagnate dalle note di cantanti come Adriano Celentano e Little Tony, a Viareggio (Lucca) si sparge la notizia del rapimento di un bimbo di 12 anni, Ermanno Lavorini. La città che si stava preparando alle feste per il famoso carnevale, la cui prima sfilata si sarebbe tenuta due giorni dopo, e l’Italia intera rimasero sotto choc dato che si trattava del primo caso in tutto il Paese, il suo impatto mediatico fu, dunque, notevole. Ermanno faceva parte di una famiglia modesta, il padre Armando è un commerciante di tessuti, la quale poco dopo il rapimento venne contattata per la richiesta di riscatto: 15 milioni di lire, una somma molto elevata per gli anni ’60. La cifra richiesta dai rapitori e la rilevanza mediatica incrementò le false testimonianze, le dichiarazioni di sensitivi e mitomani che intralciarono le indagini degli inquirenti che per oltre un mese non portarono ad importanti sviluppi. La vera svolta, dopo numerosi depistaggi, arrivò 39 giorni la scomparsa del 12enne che venne ritrovato senza vita il 9 marzo 1969 nella pineta a 150 metri dalla spiaggia di Marina di Vecchiano (Pisa). Il luogo di ritrovamento, noto ai cittadini del paese per essere una zona dove avvenivano incontri tra omosessuali, porta gli investigatori a battere la pista dell’omicidio a sfondo sessuale. L’esame autoptico rivelerà che l’omicidio era stato compiuto il giorno stesso del rapimento.

Dopo il ritrovamento del cadavere di Ermanno, vennero fermati alcuni noti frequentatori della pineta sita tra Torre del Lago e Marina di Vecchiano, Marco Baldisseri (16 anni), Rodolfo Della Latta (20 anni) e Andrea Benedetti (14 anni), quest’ultimo ritenuto testimone di quanto accaduto. Il giovane Baldisseri inizialmente punta il dito contro alcuni politici del partito socialista che, secondo le sue dichiarazioni, adescavano bambini nella pineta. I tre oltre ad essere frequentatori del luogo famoso per gli incontri tra omosessuali, facevano parte del Fronte Monarchico Giovanile guidato da Pietro Vangioni; Baldisseri era il tesoriere. Il movimento nato nel 1944 aveva come scopo quello di restaurare la monarchia costituzionale nel paese, caduta nel 1946 con la nascita della Repubblica Italiana. Il rapido scioglimento del movimento, poco dopo il ritrovamento del cadavere di Ermanno, fece insospettire gli inquirenti i quali tennero viva anche la pista di un omicidio legato all’ambiente politico. Il contesto in cui vennero svolte le indagini risultò sempre più torbido e ricco di calunnie e accuse, rivelatesi poi infondate. Intanto venne sentito dagli inquirenti Vangioni che accusò dell’omicidio Baldisseri, il quale iniziò ad indicare per scagionarsi numerosi personaggi, tra cui anche un 40enne Adolfo Meciani, frequentatore anch’esso della pineta, che fu descritto dalla stampa del tempo e dall’opinione pubblica come un “mostro”, rischiando più volte il linciaggio. Queste accuse, rivelatesi poco tempo dopo infondate, porteranno Meciani a suicidarsi in carcere impiccandosi in cella con un lenzuolo. Tra i personaggi accusati da Baldisseri vi fu anche il figlio dell’attore Ermete Zacconi, Giuseppe che anch’esso vittima di pesanti accuse a livello mediatico morì nel 1970 d’infarto.

Omicidio Ermanno Lavorini: i processi

Rivelatesi infondate le accuse su Adolfo Meciani, quelle nei confronti di Baldisseri, Vangioni e Della Latta rimasero in piedi e quest’ultimi confessarono l’omicidio iniziando a scaricare le colpe uno sull’altro. Il processo per i tre imputati si aprì nel gennaio del 1975, a sei anni dall’omicidio di Ermanno. Dopo due mesi, il 6 marzo, il processo si concluse con le condanne di Baldisseri a 19 anni di reclusione e di Della Latta a 15 anni e 4 mesi mentre Pietro Vangioni fu assolto per insufficienza di prove. La Corte d’Appello, però, accogliendo la tesi dell’omicidio con movente omosessuale, modificò le condanne: 11 anni di carcere a Della Latta, 9 a Vangionie 8 anni a Baldisseri per i reati di rapimento a scopo di estorsione e omicidio preterintenzionale. In Cassazione nel maggio del 1977 le condanne vennero confermate, ma venne stabilito che il movente dell’omicidio non era quello certificato in appello, ma era maturato in uno scenario pseudo politico di estrema destra ed il sequestro di Ermanno era finalizzato a finanziare la loro associazione.