Il più grande errore giudiziario della storia: chiesto risarcimento milionario

Tribunale
(foto dal web)

Giuseppe Gulotta ha depositato la richiesta di risarcimento da 66 milioni di euro per aver scontato da innocente 22 anni di carcere. L’uomo fu condannato, insieme ad altri 3, per il duplice omicidio di due Carabinieri ad Alcamo nel 1976.

Un clamoroso errore giudiziario, uno degli errori giudiziari più grandi della storia quello di cui è stato vittima Giuseppe Gulotta. Nel gennaio del 1976, allora 18enne, l’uomo viene arrestato e accusato del duplice omicidio di due Carabinieri all’interno della caserma di Alcamo Marina (Trapani). Gulotta viene processato e ritenuto colpevole dell’accaduto ricevendo una condanna all’ergastolo. Nel 2012, dopo 9 processi e 22 anni passati in carcere, Gulotta viene assolto dalla corte d’Appello di Reggio Calabria, la quale stabilì che la confessione che aveva mandato in carcere l’uomo e aveva condannato altre 3 persone fu estorta dai Carabinieri con la tortura. Ora l’uomo dopo 22 anni di carcere da innocente ha chiesto un risarcimento da oltre 66 milioni di euro.

La strage di Alcamo Marina: assolto dopo 22 anni di carcere chiede risarcimento

La strage di Alcamo Marina è uno dei capitoli neri della storia e della giustizia italiana. Nella stazione dei Carabinieri Alkmar nel piccolo centro della provincia di Trapani, la notte del 27 gennaio 1976 due militari dell’Arma, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, vengono crivellati di colpi. Dopo le indagini degli inquirenti che in prima battuta si orientarono verso la pista di un gruppo armato, vengono accusati del duplice omicidio quattro giovani alcamesi: Giuseppe Gulotta, Giovanni Mandalà, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli. Dopo l’assoluzione in primo grado, in appello i primi due vengono condannati all’ergastolo, mentre Santangelo (arrestato nel 1995) e Ferrantelli, che si erano rifugiati in Brasile, a 20 anni di reclusione. Ad inchiodare i quattro ragazzi è la testimonianza di un carrozziere di Partinico, Giuseppe Vesco, ritrovato in possesso di armi e oggetti che sembrerebbero provenire dalla caserma di Alkmar. Vesco in caserma, ai Carabinieri guidati dal tenente colonnello Giuseppe Russo, ucciso l’anno successivo da Cosa Nostra e insignito con la medaglia d’oro, confessa la strage indicando anche i nomi dei quattro ragazzi. Il carrozziere, monco di una mano, poco tempo dopo verrà ritrovato impiccato in carcere. Nel 1990, la Cassazione conferma la condanna e Gulotta viene condotto in carcere fino al 2012 quando ottiene la libertà vigilata. Durante il periodo di reclusione continuano i processi e un ex brigadiere dei Carabinieri che faceva parte della squadra che condusse le indagini, Renato Olino si fa avanti confessando le “maniere forti e le torture” con cui erano stati effettuati gli interrogatori in cui arrivarono le confessioni. Si apre così un fascicolo d’inchiesta disposto dalla magistratura di Trapani che avvia il processo di revisione conclusosi il 26 gennaio 2012. Il procuratore generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria ha assolto Giuseppe Gulotta per ogni accusa dopo 22 anni passati in carcere da innocente. Anche gli altri tre imputati furono assolti, ma Mandalà che venne scagionato nel 2014 era morto in carcere da ergastolano nel 1998 a causa di un tumore. Oggi è stata depositata al Tribunale di Firenze la richiesta di risarcimento da parte di Gulotta che ha chiesto oltre 66 milioni di euro per l’ingiusta detenzione, citando la presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, i Carabinieri, il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Economia.